Un pannello al posto del vetro

Furto nella notte tra mercoledì 3 e giovedì 4 settembre, a finire nel mirino dei ladri è l’attività commerciale “Centro Frutta” dislocata presso il direzionale “I Quadrati”. La refurtiva ammonta a qualche migliaio di euro, sottratto scatolame e diversi prodotti alimentari; a sorprendere sono le modalità del colpo. Verso l’una tre uomini  hanno fatto irruzione nei locali dell’esercizio attraverso una finestra, situata nella parte posteriore della struttura; immediatamente è suonato l’allarme a protezione del negozio, da questo momento si verificano situazioni a dir poco strane. I tre, ripresi dal sistema di video sorveglianza (dalle immagini un uomo di colore e due nordafricani), non cercano di disattivare il dispositivo anti-intrusione ed in un primo momento scappano, temendo di essere scoperti. Intanto, il segnale acustico continua; ma, nessuno interviene, così dopo alcuni minuti i tre stranieri tornano alla carica svaligiando l’esercizio. Addirittura, i tre balordi hanno il tempo di festeggiare la bravata, banchettando; un’azione che odora  di una fragranza mista tra impunità e disprezzo.  La situazione in zona sta peggiorando, è di pochi giorni fa un atto vandalico ai danni delle autorimesse a servizio del complesso: danneggiate le serrature di alcuni box auto. Questo angolo cittadino ha pagato a duro prezzo anni di insediamenti clandestini tra degrado, spaccio e delinquenza; sono cambiate tante cose , ma la paura del passato mette i brividi. Nodo cruciale l’insediamento di un centro culturale islamico, all’interno degli spazi dove, fino a qualche mese fa, si trovavano gli uffici tecnici comunali; si teme  l’area diventi una fortezza islamica, non tanto per la dislocazione di un centro di culto, quanto per il fatto che  questo settore municipale possa diventare di loro uso esclusivo, o quasi. La libertà di culto va garantita sempre, ma non si può andare oltre la regola della convivenza civile; i cittadini di Braida, in coro si domandano:” Perché ancora qui?”. Serpeggia il malcontento, ben esternato dal volantino firmato Apoti del Giarazzo, vale a dire ” coloro che non se la bevono” e che sono alla ricerca della verità. Il Giarazzo era un’estensione del quartiere Braida in cui dovevano essere seppelliti quaranta individui colpiti da epidemia; alcuni abitanti del rione inscenarono una protesta che costrinse i vertici della città a decretare la sepoltura presso il Cimitero cittadino. Prima di pensare ad un nuovo centro islamico, i cittadini di Braida vogliono trasparenza  e rassicurazioni sul domani del quartiere: non è un problema di spazi, la dislocazione tende proprio ad evitare il disagio di adunate  affollate e rumorose, si teme una ghettizzazione dell’area dopo la dipartita di Polizia Locale ed Uffici Comunali.  La questione non è moschea sì oppure no, termine comunque errato, perché sorgerebbe un centro polifunzionale: didattico e ricreativo con annesso un luogo minore di culto; qui i fantasmi di un passato di forte degrado sono vivi, il pericolo è di creare una zona fuori controllo. In questo senso, le parole del primo cittadino, Matteo Mesini, che ha parlato di ampia e profonda riqualificazione del settore cittadino interessato con un recupero dei palazzoni al civico 189 di via Circonvallazione N/E risultano confortanti; è auspicabile, un incontro a breve tra più parti: Amministrazione, cittadini di Braida ed esponenti legati al centro “Al Medina”