“Uscita poco felice, ancora una volta persa l’occasione per non cadere in provocazioni politiche; strategie amministrative o progetti di partito poco interessano, qui si provoca poi si dice che è tutta colpa di effetti giornalistici: si getta benzina sul fuoco poi si assiste a tentativi di contenere e limitare la portata di certe affermazioni”. Laura Franchini, portavoce del comitato Salviamo il Teatro Carani è polemica nei confronti dell’articolo apparso oggi su un quotidiano locale in cui la riapertura del Carani è subordinata alla ristrutturazione del Politeama di via Farosi; l’autore dell’articolo ha detto di valutare la discrepanza tra titolo e pezzo, ma l’impressione che emerge dal contesto è quella di voler stupire e impressionare ponendo in un’alternanza Politeama e Teatro di via Mazzzini che lascia nel lettore perplessità ed interrogativi. Al di là di aspetti tecnici quello che più conta è che alla vicenda si sia dato peso politico: le parole del consigliere comunale PD, Gino Venturelli, profumano di una propaganda partitica che allontana da una vicenda che attiene alla comunità e alla tradizione cittadina. “Chiamare in causa il Carani e poi negare l’ipotesi di un parallelismo del Teatro col Politeama è un continuare a “tirare il sasso nascondendo la mano”, qui si dice tutto e il contrario di tutto -puntualizza- ancora una volta si esternano dei discorsi salvo poi dire che questioni di testata hanno estremizzato certe parole, la vicenda riguarda tutti i sassolesi e non solo gli appartenenti al comitato: serve chiarezza”: Su un aspetto si concentrano le attenzioni della nostra interlocutrice:”Qui si alza la voce inscenando proposte tanto per fare rumore -precisa- manca una certa progettualità, tutto sembra essere fatto per sbandierare qualcosa: diciamocelo, una teatralità fine a sé stessa”. In effetti ci sono da considerare le ingenti spese per la ristrutturazione del Politeama: qualcuno dirà meglio spendere denaro pubblico su un bene di proprietà comunale, il Carani è di proprietà privata ma ridurre tutto alla mancanza di un contenitore culturale in città è di una pochezza sconvolgente. Il Carani è altro, è storia di vita cittadina; il Teatro ha in sé il respiro della città nei diversi spettacoli in cui si esplica il legame con sodalizi e gruppi del territorio oltre che nella performance di artisti di grande richiamo: non confondiamo le due costruzioni. ” Ogni tanto -conclude Franchini- una boutade tanto da tergiversare e prendere tempo: sceneggiate continue che non portano a niente perché la chiusura del Teatro prosegue, un po’ di cinema ma lo schermo rimane inesorabilmente spento…













