“Fa piacere che ci venga riconosciuto il merito di aver sollevato una problematica che, nonostante le promesse propagandistiche del presidente della Regione Bonaccini, dell’assessore regionale all’ambiente, e dei sindaci locali, è tutt’altro che chiusa. Di fatto c’è che dal Pd sono arrivate solo parole ma nessun atto concreto per scrivere la parola fine ad un tentativo di distruggere il nostro territorio in maniera irreversibile con l’annunciata nuova discarica di Rio Vulpazza, tra i comuni di Valsamoggia e Savignano”. Così I consiglieri regionali della Lega Simone Pelloni e Michele Facci sulla comunicazione dell’avvio dell’iter per la Valutazione dell’Impatto Ambientale della nuova discarica che sarà realizzato da Unirecuperi (gruppo Unieco) destinata ad ospitare 1,3 milioni di rifiuti speciali di cui un terzo a base di amianto. “Abbiamo ancora tutti ben presenti -accusano i leghisti Pelloni e Facci – le affermazioni che il presidente Bonaccini aveva fatto nell’agosto del 2019 affermando che quella discarica in quel posto non si sarebbe mai realizzata. I fatti di questi giorni lo smentiscono clamorosamente. D’altra parte – aggiungono i leghisti – è difficile dire no a delle aziende che assumono i propri colleghi trombati alle elezioni: se un’azienda ti fa un piacere quando sei a terra dopo diventa difficile dire di no”. In mezzo ci sono i residenti della zona, lungo la Strada Provinciale 70, che rischiano di doversi abituare all’idea di vivere vicino a un impianto che ospiterà anche una sperimentazione per la gestione di una piccola parte di rifiuti di amianto. “L’iter si avvia e possiamo dire – rilanciano Pelloni e Facci – che il sindaco di Valsamoggia ha mentito in consiglio comunale dicendo che non è possibile fare una variante urbanistica ora, ma bisogna aspettare il nuovo strumento urbanistico tra un anno e mezzo. Dal sindaco di Savignano, invece, apprendiamo che c’è una prima apertura quando dice che le discariche servono, ce n’è bisogno, anche se un po’ più in là. Ma le promesse di Bonaccini erano altre” concludono i leghisti.
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