Nella quarantena disposta a seguito di una positività a scuola c’è una discrepanza evidente che andrebbe sanata. Mentre i docenti, a fronte di un tampone molecolare negativo, possono tornare al lavoro, gli alunni e il personale non docente devono rispettare per 10 giorni l’isolamento. E, ancora più assurdo, i genitori e i fratelli dei bimbi in attesa di tampone, al pari degli insegnanti, non vengono sottoposti a quarantena. Si tratta di condizioni che non fermano il contagio ma creano solo disparità”. Così il consigliere regionale della Lega ER Simone Pelloni ha replicato questa mattina all’assessore Paolo Calvano che, nel corso del Question Time, in risposta a un’interrogazione dell’esponente del Carroccio, ha spiegato come gli alunni siano considerati contatti stretti mentre i docenti no. “Tra i bambini e i ragazzi c’è un contatto maggiormente ravvicinato e anche le tempistiche sono dilatate. I docenti, invece, se rispettano le distanze e utilizzano in maniera corretta i dispositivi di protezione personale, anche in funzione del fatto che sono presenti in classe per un minor tempo, non sono considerati tali”.
Una risposta che non ha soddisfatto il consigliere della Lega: “Anche i collaboratori scolastici, come gli educatori assistenziali spesso operano su più classi, al pari dei docenti. E se mantengono le misure di prevenzione dovrebbero vedere applicato il protocollo previsto per il personale docente. Il rischio è che i bambini certificati, se non assistiti, non vadano in aula. Purtroppo questo sistema non solo non è efficace, ma provoca anche disparità” ha concluso Pelloni.