IMG_4155«La risposta della Russia alle sanzioni, che l’Italia ha dovuto imporre alla Federazione Russa, nel rispetto dei suoi patti atlantici, avranno scorie difficili da rimuovere, nei rapporti con un popolo fiero, come quello russo.» Il messaggio che arriva dalla conferenza “Sanzioni alla Russia: quali conseguenze per l’economia regionale?”, andata in scena nell’aula Magna della Regione, è inequivocabile. Anche perché gli effetti drammatici sull’economia emiliano-romagnola sono solo una delle conseguenze che le sanzioni stanno avendo, nei confronti di un partner che non è un semplice stato, «ma un continente». Così, mentre l’associazione culturale Russia-Emilia/Romagna, per voce di Francesco Rutelli, ha ricostruito le cause geopolitiche che hanno determinato la crisi (il rovesciamento del legittimo governo ucraino, la questione della Crimea e così via), il consigliere regionale della Lega Nord, Stefano Bargi, osserva che: «uno dei primi atti, dal nostro insediamento in Assemblea legislativa, è stato chiedere conto alla Giunta delle conseguenze per il nostro tessuto produttivo. Ci era stato risposto, in mancanza di riscontri oggettivi – dice Bargi – che le perdite dell’export verso la Russia erano state compensate dalle esportazioni verso gli altri Paesi.» Ma questa posizione non ha convinto il Carroccio, che ha presentato nel merito una risoluzione, in quanto anche «Lombardia e Veneto hanno cercato altre strade per mantenere aperti i canali con la Russia. Che è stato un mercato difficile da raggiungere – osserva Bargi – e sarà altrettanto arduo riconquistare le quote di mercato perdute dalle nostre imprese, ormai riassorbite da altri. Dispiace – ha concluso il suo intervento – dell’assenza dell’assessore Palma Costi, perché ci sarebbe piaciuto che potesse avere un quadro chiaro della situazione.» Il console della Federazione Russa, Igor Pellicciari, sottolinea che le vere perdite (5 miliardi all’anno per l’Italia) saranno quelle “di ritorno”, ovvero le scorie nei rapporti con il popolo russo. «Un po’ come il caso dei turisti russi che si sono comprati un appartamento in Romagna e ora ricevono il redditometro.» Giovanni Gorzanelli (Confimi Emilia) ha parlato di un calo generalizzato del fatturato delle imprese regionali (anche meccaniche, elettroniche ed energetiche), perché «la risposta russa è stata anche un investimento nella loro manifattura.» E, forse, a breve, si vedrà anche il “Parmigiano” stagionato 36 mesi altrove, perché al cronicizzarsi dei problemi si risponde facendo di necessità virtù. Per l’agroalimentare, infatti, secondo Eugenia Bergamaschi (Confagricoltura Modena) «anche le importazioni russe di carni suine sono state sostituite da quelle provenienti dal Brasile.» Con pesanti contraccolpi anche per questo indotto. La risposta dell’Associazione Russia regionale è stata «nella sua semplicità – ha concluso Pellicciari – la più geniale: un Libro Bianco che parli delle sanzioni. Perché, in futuro, quando si capirà che le sanzioni sono state un errore, gli studiosi avranno materiale per capire il perché di tutto questo.»
Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna