Europa sotto attacco. Gli attentati di Bruxelles rappresentano una reale minaccia alla civiltà democratica; assolutamente non vogliamo pensare a soluzioni o cadere in una demagogia distante dalla drammatica realtà del momento. Prima di tutto, prima di orrore o incredulità c’è il cordoglio che deve andare oltre ogni ideologia e qualunque considerazione faziosa; in questo senso ci sono delle questioni da approfondire. Dopo gli attentati di Parigi, nel novembre scorso, a livello cittadino andò in scena una manifestazione pro Islam che rappresentò un’immagine piena di veleni e di rancori: non certo il migliore dei modi per integrare o quanto meno avvicinare due mondi distanti soprattutto in quei momenti. In un certo modo alcuni giovani musulmani intervenendo dal palco allestito nell’occasione nei pressi del Campanone avevano trovato delle giustificazioni agli assalti terroristici chiamando in causa le azioni di forza dei paesi occidentali nei confronti di popolazioni continuamente sotto i bombardamenti; “Bisogna ricordare i civili innocenti” fu detto. Bisogna condannare senza se e senza ma quanto accaduto: allontanare ogni minimo sospetto in maniera particolare quando si voglia recuperare credibilità; non ci sono ragioni per avvalorare una minima attenuante. Sono stati ricordati i migliaia di morti caduti sotto il fuoco delle potenze occidentali, non è stato un discorso per nulla costruttivo e trovare un qualche parallelismo è pretestuoso. Continuare così aumenta le distanze, tutto questo per dire che essere in futuro ancora spettatori di sermoni ridondanti ma lontani dal nostro modo di approcciarci alla vita è da considerarsi poco piacevole. Le sfilate o le passerelle di rappresentanti di sodalizi nord-africani o mediorientali che si presentano come portatori di una verità infallibile, tutto con il benestare del mondo sindacale e cooperativo sotto l’abile regia PD,, risulta disgustoso. Per dimostrare la trasparenza del mondo islamico non c’è bisogno di usare filtri: bisogna condannare le barbarie e prendere le distanze, non è una questione religiosa ma principalmente umanitaria. Che dire del sassolese Saif Eddine Abouabid, frequentante il Centro Culturale Islamico di via Cavour che nel corso di una popolare trasmissione televisiva si rifiutò di condannare gli attentati parigini ostentando una sicurezza ed una superiorità sicuramente poco consone al momento. Aria di sfida che profuma di provocazione e certamente sono aumentate le tensioni in conseguenza alle scritte in arabo “Allah è grande” comparse dopo la strage del Bataclan su alcune lavagne in un istituto didattico cittadino. Solo ferma condanna di quanto accaduto, senza tante parole; pochi gesti di rispetto ed educazione, democrazia e libertà nascono da qui…luttooooo