“Grazie al Pd modenese abbiamo un rappresentante del distretto in Regione: Stefano Bargi della lega , auguriamogli buon lavoro e auguriamoci che possa lavorare per il bene dei nostri comuni senza particolari barriere ideologiche”. Questo il messaggio ironico e pungente che Sandro Morini ex assessore municipale ed ex consigliere manda via Facebook, destinataria dello sfogo la Federazione provinciale PD. Anche Gino Venturelli attualmente tra i banchi del consiglio comunale ed ex presidente di Concretamente Sassuolo, realtà associativa nata dalle ceneri della lista civica Sassuolo con Pattuzzi,con malumore osserva:” “Dobbiamo accettare la lezione politica della lega loro ci hanno creduto sulla candidatura”. Oltre ad incassare l’elezione in Regione del giovane sassolese Stefano Bargi, classe 1989, capace di raccogliere 508 preferenze in territorio comunale sembra aprirsi un dibattito che affonda le sue radici nei meccanismi gestionali del partito democratico. La questione riguarderebbe un problema ricorrente in diverse realtà comunali provinciali vale a dire l’ingerenza della classe dirigente modenese e non solo in orbita PD negli affari locali così da imporre strategie e indirizzare scelte. Il modus operandi del Partitone non è un mistero, il sistema accentratore che regola le segreterie cittadine di partito a mere succursali periferiche è prassi consolidata; tutto nella norma, i problemi cominciano quando qualche rappresentante di area progressista escluso dai giochi esterna il proprio disagio; parlare di lamentele personali sembrerebbe riduttivo














