“Situazione paradossale: non riesco a trovare un’occupazione, la mia invalidità è diventata un’arma che mi tiene prigioniero togliendomi progressivamente dignità”. A parlare è Alessandro Rocchi, il quale precisa:” Ho diverse patologie respiratorie ed ematiche che rendono problematico un collocamento “normale”, quando le ditte vedono la mia scheda clinica, preferiscono dileguarsi nonostante qualifiche ed esperienza – precisa – Ho un punteggio, troppo basso, per trovare un impiego mirato attraverso il percorso delle “Categorie Protette”. Il lavoro è un diritto sacrosanto, ricevere continui rifiuti è diventato insostenibile ed umiliante: non ho diritto alla Naspi, sono divorziato, senza genitori, senza figli. Sono disperato perché nonostante pratiche legali e carte bollate, non vedo una svolta: tutto tremendamente in attesa, ho incontrato una burocrazia miope – chiarisce- Non pretendo chissà cosa, ma credo e spero si possa trovare una soluzione ad una questione angosciante e che continuamente mi consuma. Rivolgo il mio appello ad istituzioni, forze politiche e sociali ricordando che, al triste e nefasto dato relativo alle morti sul lavoro, sarebbe bene ricordare che senza lavoro ci si allontana quotidianamente dalla vita”. Questione di pane e di denaro, ma anche di stimoli, motivazioni, socialità, obiettivi, responsabilità e perché no, anche di credibilità e di riscatto sociale
Chiuso fuori dal mondo del lavoro













