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«Ora che il quotidiano La Repubblica ha inserito il centro islamico “paravento” di Mirandola tra le moschee a rischio fondamentalismo in Italia, non ci sono più dubbi sulla destinazione d’uso dei locali. Che furono risistemati con i fondi del sisma (e con dubbi finanziamenti dal Qatar) mentre molti cittadini modenesi ancora alloggiano nei moduli abitativi temporanei. Già a maggio abbiamo sollecitato con interrogazioni Comune e Regione a fare chiarezza, senza ricevere risposta.» A dirlo sono il capogruppo regionale della Lega Nord, Alan Fabbri, il consigliere regionale del Carroccio, Stefano Bargi, e quello comunale, Guglielmo Golinelli. La Lega, infatti, aveva interrogato lo scorso maggio la Giunta Bonaccini, per capire i motivi che avessero spinto avanti le pratiche della ricostruzione del centro islamico, a scapito di altre emergenze del territorio. «La Regione non ha ancora risposto ai nostri dubbi – spiegano Fabbri e Bargi – mentre ora emergono le inquietanti verità su questo luogo di culto, mascherato da centro culturale islamico.» Da notare che è vietato per i centri culturali svolgere la funzione di luoghi di culto, anche per la destinazione d’uso dei locali loro assegnati; mentre, all’articolo 2 dello statuto del centro culturale mirandolese si legge, tra le finalità, quella di «creare luoghi di preghiera e di culto.» «A questo punto, ci sono molte cose che devono essere chiarite: per esempio, che interesse ha un Paese straniero come il Qatar ad investire in questi centri “culturali”?», chiedono Fabbri e Bargi. Con il capogruppo che attacca anche il sindaco di Mirandola: «Al quale – dice Fabbri – chiediamo un passo indietro: o prenderà provvedimenti, chiudendo questo centro islamico, giudicato pericoloso per la sicurezza del Paese, viceversa il sindaco dovrà prendersi le proprie responsabilità e rassegnare le dimissioni.»
Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna













