Patto per il Nord Emilia: «La sicurezza è una priorità, ma non possiamo considerare normale avere personale armato nei luoghi della vita quotidiana»
La sicurezza viene prima di tutto. Ma quando per garantire la sicurezza di un centro di raccolta dei rifiuti diventa necessario ricorrere alla vigilanza privata armata, è doveroso fermarsi e chiedersi come siamo arrivati a questo punto e, soprattutto, dove rischiamo di arrivare domani.
È questa la riflessione di Ori Daniele, Responsabile Organizzativo Patto per il Nord Emilia, dopo l’annuncio della sperimentazione di sei mesi con vigilanza privata armata nei centri di raccolta maggiormente interessati dai furti.
«Gli episodi di furto e danneggiamento non possono certamente essere sottovalutati – sottolinea Daniele – e chi gestisce queste strutture ha il dovere di garantire condizioni di sicurezza adeguate. Ma proprio per questo la decisione di ricorrere a personale armato deve farci riflettere. Un centro di raccolta dovrebbe essere un luogo ordinario, nel quale un cittadino si reca tranquillamente per conferire i propri rifiuti. Se arriviamo al punto di dover avere guardie armate all’interno di queste strutture, significa che il problema della sicurezza ha raggiunto un livello particolarmente pesante».
«Sembra quasi di essere arrivati a un “Far West” della sicurezza – prosegue Daniele – e non credo che possiamo considerarlo normale. Oggi parliamo dei centri di raccolta, ma domani cosa dovremo aspettarci? Guardie armate nei parcheggi, nei servizi pubblici, nelle strutture che utilizziamo quotidianamente? La sicurezza deve essere garantita, ma non possiamo rassegnarci all’idea che la normalità sia vivere ogni servizio pubblico o di pubblica utilità sotto la presenza di personale armato».
Patto per il Nord Emilia pone inoltre l’attenzione sull’aspetto economico dell’operazione. Si parla di una spesa nell’ordine dei 150 mila euro per sei mesi di sperimentazione.
«Su questo punto – precisa Daniele – attendiamo di capire con chiarezza come verrà finanziato il servizio e se il costo resterà effettivamente a carico dell’azienda, senza ricadute sui cittadini. Se un’azienda decide di investire direttamente risorse proprie per migliorare la sicurezza delle proprie strutture, non abbiamo nulla da contestare. Ma è giusto che ci sia la massima trasparenza su chi sostiene questa spesa e sulle eventuali conseguenze economiche per gli utenti».
Sulla vicenda interviene anche Ghelfi Riad, segretario regionale del Patto per il Nord Emilia, che allarga la riflessione al tema della sicurezza sul territorio.
«Non dobbiamo limitarci a discutere dei 150 mila euro – afferma Ghelfi – perché il tema vero è capire cosa sta succedendo nei nostri territori. Se arriviamo a utilizzare la vigilanza armata anche nei centri di raccolta, siamo davanti a un segnale che non può essere ignorato. Non si tratta di criminalizzare le guardie giurate, che sono professionisti e svolgono il loro lavoro secondo precise regole. Il punto è un altro: dobbiamo chiederci perché siamo arrivati a rendere necessario un livello di sicurezza di questo tipo in un luogo che dovrebbe essere assolutamente ordinario».
«La sicurezza non può essere affidata soltanto alla rincorsa dell’emergenza – continua Ghelfi –. Dobbiamo intervenire sulle cause, rafforzare i controlli e impedire che situazioni di questo genere diventino progressivamente la normalità. Perché se oggi servono guardie armate nei centri di raccolta, dobbiamo chiederci quali saranno le prossime strutture che ne avranno bisogno».
Per Patto per il Nord Emilia, dunque, la sperimentazione annunciata deve essere accompagnata da massima trasparenza e da una valutazione seria dei risultati.
«Seguiremo con attenzione questa vicenda – concludono Daniele e Riad – aspettando le risposte dell’azienda sia sul piano economico sia sulle ragioni che hanno reso necessaria una scelta così particolare. La sicurezza è una priorità e nessuno la mette in discussione. Ma proprio perché la prendiamo sul serio, riteniamo che la presenza di personale armato nei centri di raccolta debba essere considerata per quello che è: un campanello d’allarme. E forse è arrivato il momento di chiederci seriamente se non siamo davanti a un problema molto più grande».













