A oltre due anni di distanza dalla scomparsa di Salvatore Legari, imprenditore edile, originario di San Pancrazio Salentino (BR), di cui si persero misteriosamente le tracce il 13 luglio 2023, si terrà un’udienza preliminare nei confronti di Alex Oliva, unico indagato di questa sparizione. La gip Alessandra Piermarini, ha fissato l’udienza preliminare, che si terrà il 17 ottobre prossimo. Sono nove le persone offese individuate (oltre alla vittima, deceduta, tutti suoi parenti), rappresentati dagli avvocati Pasquale Morleo, Antonio Cozza e Corina Torraco. L’imputato è difeso invece dai legali Edoardo Salsi e Luca Andrea Brezigar; ricordiamo che lo stesso dovrà difendersi da più accuse: omicidio volontario, occultamento di cadavere e anche ricettazione (ipotesi di reato precedente all’omicidio). L’iter giudiziario prese il via il 14 luglio 2023, quando la compagna di Salvatore Legari decise di presentare la denuncia di scomparsa alla compagnia carabinieri di Modena. Seguirono giorni di ricerche, ma anche di depistaggi che cercarono di sviare le indagini: fatto eclatante, il ritrovamento del furgone dell’imprenditore, abbandonato a Sassuolo (22 luglio 2023). Un dato, sul quale investigatori ed inquirenti concentrano le loro attenzioni, risulterà determinante in questa triste vicenda: il giorno in cui Legari fece perdere le proprie tracce, è proprio quello in cui l’imprenditore edile avrebbe dovuto incontrarsi con Alex Oliva committente di alcuni lavori di ristrutturazione presso una villetta a Lesignana di Modena. Il credito vantato dal professionista, probabilmente ha generato una lite tra i due: tutto questo avrebbe portato al delitto e all’occultamento del cadavere. Un altro tentativo ingannevole fu architettato da Oliva: a bordo del furgoncino di Legari, l’odierno accusato fece finta di essere l’imprenditore stesso e indossò la stessa maglia della vittima; ma, attraverso immagini di telecamere di videosorveglianza e con l’ausilio di foto-antropometriche, si è risaliti ad Oliva come presunto autore dell’omicidio. Il quadro indiziario appare granitico, sono tanti gli elementi accusatori tra rilievi telematici, telefonici e testimonianze a carico del presunto colpevole. Manca il corpo dell’uomo, questo rimane un punto doloroso; la giustizia è andata avanti, Oliva è recluso da quasi 8 mesi presso il carcere di Sant’Anna a Modena, ma per familiari ed amici il tempo si è fermato a quel 13 luglio: non c’è una salma da piangere, tutto ciò è logorante. Restituire un corpo è una forma di pietà, di dignità, di verità e memoria che rende meno lacerante un addio: per questo ci uniamo allo struggente appello della sorella Floriana, un modo per evitare di morire giorno dopo giorno attraverso amorose corrispondenze













