L’ordinamento giudiziario italiano, per sopravvivere, ha necessità di avere magistrati autorevoli e assolutamente terzi, così come lo sono la stragrande maggioranza. Non basta tuttavia che lo siano la quasi totalità, lo devono essere tutti, nel rispetto dei principi sanciti dalla Corte Costituzionale, dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione Civile e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.   

          La situazione che si è innescata con il caso “Apostolico” richiede un unanime equilibrio e un alto senso del rispetto istituzionale, ciò al fine di evitare un dannoso cortocircuito dalle imprevedibili conseguenze.

Non vorrei che il fine ultimo, alimentando strumentalmente la polemica, fosse quello di alzare il livello dello scontro per scatenare una pericolosa “intifada” tra potere esecutivo e ordine giudiziario.