La sfida del Matusa, in programma domani sera, che metterà di fronte Frosinone e Carpi rappresenta il primo bivio per la gestione Sannino. Posizione di classifica deficitaria, ma soprattutto l’arrivo del tecnico partenopeo non ha portato in casa biancorossa i frutti sperati: momento delicatissimo per la neopromossa emiliana. La svolta che doveva arrivare con Sannino non c’è stata: da un punto di vista tattico il Carpi non ha cambiato volto, a parte qualche esperimento che la debacle di Bergamo ha sonoramente bocciato, ma sotto l’aspetto dell’atteggiamento il gruppo deve fornire risposte nuove. Un conto è l’abnegazione, cosa diversa è lo spirito propositivo: se parlando di impegno al Carpi poco può essere mosso, come ha ripetuto il proprio comandante sbattendo i pugni sul tavolo, ci permettiamo di dire che la mentalità di aggredire gli spazi non è nel dna di questa squadra. Biancorossi pronti sempre e comunque a difendersi ad oltranza, per proteggere e conservare cosa? Questione di pensiero, ma subire le scorribande avversarie pronti ad alzare le barricate è sintomo di poca lungimiranza in ottica futura: Carpi che deve costruire, proporre e non semplicemente distruggere il gioco avversario. A Sannino va dato atto che subentrare in corsa non è semplice, per operare un cambiamento in merito all’approccio e alla predisposizione ci vogliono consapevolezza del proprio ruolo di matricola attenta ed ordinata ma anche un collettivo libero mentalmente da blocchi psicologici e da paure. Il Carpi vittima dei suoi timori: da una parte la società tra equilibrismi in ordine a bilanci e competitività aziendale, dall’altra la gente che fatica a capire certi meccanismi che allontanano il calcio dalla passione popolare. Questa strategia societaria in cui tutto pare calcolato ed analizzato si riversa anche in campo: un Carpi che pensa a non subire, poca voglia di proporre e poca fantasia; tutto tremendamente piatto. Un calcio business, che non critichiamo assolutamente perché dietro ci sono professionalità e capacità, ma studiato a tavolino perde in inventiva, bisogna recitare un copione che al primo comandamento recita: non subire. Non siamo qui a pensare che il Carpi debba giocare a viso aperto contro chiunque, questione di forze in campo, ma lasciare l’iniziativa agli avversari è sintomo di una debolezza a priori che è necessario limitare tempestivamente. Bisognerà lavorare sulla testa dei giocatori più che sulle gambe, il Carpi è preda di fantasmi ed ombre che terrorizzano il gruppo; dopo la vittoria contro il Torino, arrivata in qualche modo, ci si aspettava una svolta invece sono giunti lo scivolone senza appello di Bergamo e la resistenza stile trincea contro il Bologna. Si dirà che contro i felsinei l’undici biancorosso fosse in inferiorità numerica, vero ; ma un comandante conosce sempre gli umori della truppa ed è sempre responsabile nel bene e nel male, a torto o ragione, di quanto accade sul fronte. Si sono perse le due ultime battaglie, la guerra ancora no; in questo senso assume un significato del tutto particolare il duello vinto contro il Torino: aiutati che Dio ti aiuta…carpi logo