
Il referente dei Giovani Padani emiliani, Carlo Piastra, punta il dito sulla “Buona scuola”, che ha caratterizzato la regolarizzazione di molti precari, ma creato anche molti punti interrogativi. «Se fosse stata una saggia regolarizzazione e un investimento di risorse sul mondo della scuola, non avremmo avuto nulla da eccepire, ma le cose, dopo il primo giorno di scuola, non sembrano essere andate così.» Infatti, molti docenti hanno rinunciato al “posto fisso” per il problema dello spostamento da casa, ma non bastasse questo, in queste ore si balla anche sulle cifre: perché dei 36.627 assunti, si ritrova quella quota necessaria a coprire con il turn-over i pensionamenti (21.880), e gli incarichi di sostegno (14.747). Al saldo dei conti, insomma, «i nuovi assunti sono stati circa un migliaio, lasciando cattedre vacanti da assegnare con il solito metodo delle supplenze (specie per materie scientifiche e tecniche), e con i direttori didattici che dovranno attingere da graduatorie interne sulle quale pare si sia molto indietro. Lo stesso dicasi per il personale Ata.» Dunque, la scuola di “qualità“ che voleva il premier Renzi, cozza contro le cifre e i problemi di sempre. «Anche perché da due anni sentiamo parlare di corposi investimenti sui plessi scolastici, da rimettere in sicurezza, ma molti sindaci segnalano che anche in questo caso si sia trattato di un grande slogan. Quella che vogliamo – dice Piastra – è una scuola che formi i giovani al percorso universitario, ma che dia pari dignità anche alle attività di tirocinio formativo, che metta in collegamento scuola e azienda; ma anche scuola e territorio, puntando sulla rivalutazione della storia locale, anziché sulle teorie “gender”.» Insomma, i Giovani Padani dell’Emilia parlano senza mezze misure di un’occasione perduta, in cui si sono investite in modo discutibile risorse, senza risolvere problemi aperti del mondo dell’istruzione. La situazione in Emilia-Romagna non è molto diversa rispetto altrove. Soprattutto perché è mancata la progettualità: «Citiamo l’esempio del liceo Parini di Milano – dice Piastra – dove si è adottato il metodo delle ore da 50 minuti di didattica, che consentiranno ogni settimana di gestire non più 18 moduli formativi, ma 21. Questo è un esempio di riorganizzazione a costo quasi zero. Ma se mancano gli insegnanti delle materie scientifiche e il personale Ata, diventa ovviamente tutto più difficile.»
Giovani Padani Emilia













