pavarr  caraniLa decisione di spostare l’ultimo appuntamento dell’estate sassolese relativo alla kermesse Note d’Estate al Teatro Astoria di Fioranoteatro carani, viste le avverse condizioni atmosferiche, riapre una lunga scia di polemiche. Sassuolo da circa due anni è senza contenitore culturale, questa è la verità: in seguito al crollo del 24 ottobre 2014 è stata dichiarata l’inagibilità della struttura di via Mazzini e da allora continua inesorabile l’agonia del Carani. Non è un problema di cartelloni o di spettacoli, la programmazione non conta perché il Carani è altro: un segno distintivo, un’identità cittadina di cui essere fieri; è una questione di scelte e non certo di gusti per questo o quel genere di rappresentazione. Non c’è la volontà istituzionale di dar vita al restyling, così si rimandano i lavori di ristrutturazione col risultato di una Sassuolo che perde di contenuti in termini di esibizioni il che significa cedere il passo ,non solo, parlando di vita comunale. Serate e concerti venduti ai vicini perché manca un teatro e le alternative sono locali in città buoni solamente ad ospitare qualche marionetta; quindi Sassuolo continua a perdere in spessore artistico, pensare al premio Bertoli trasferito a Modena fa male… Le sinergie tra varie realtà municipali ben vengano per una questione di un servizio più funzionale con un contenimento dei costi, ma abbandonare le proprie peculiarità comunali in nome di un’unione, qualsivoglia essa sia, sa di resa e di sconfitta. Non è come andare al Mapei per seguire il Sassuolo, quella è un’altra storia; la realtà è che sotto i calcinacci caduti dal soffitto del Carani si vuole nascondere un passato cittadino glorioso…