
Praticamente quattro anni esatti con indosso la maglia del Sassuolo. Una fetta di carriera importante, l’ultima pima di lasciare il calcio giocato. Dice che non gli mancherà, “ho preso questa decisione e l’ho ponderata bene, piuttosto mi mancherà è lo spogliatoio e lasciare questi splendi ragazzi”, ma siamo certi che a Paolo Cannavaro mancherà tanto di quello che ha trovato in quel pezzo di Emilia che nel gennaio del 2014 lo accolse a braccia aperte. Con se portava la ferita di quello spazio che non riusciva a trovare nella sua Napoli, e dentro voleva vincere una duplice scommessa: quella di dimostrare che il giocatore non era “finito” e di salvare un Sassuolo, che alla sua prima stagione in massima serie navigava in bruttissime acque. “La conquista della salvezza con addirittura una giornata d’anticipo è stato certamente il mio momento più bello. Quello da cancellare, se così si può dire l’eliminazione dall’Europa League: non abbiamo potuto giocarla come volevamo a causa di troppi infortuni che ci hanno decimato. In questi anni ho potuto toccare con mano – continua Cannavaro -, l’ambizione e la programmazione del club. Quando arrivai nel 2014 avevamo appena 17 punti, e in quel contratto c’era già un premio per un’eventuale qualificazione europea. loro hanno creduto in me e io in loro ed è nato un matrimonio fantastico”. Non solo sul rettangolo verde, ma anche e soprattutto fuori dal campo. “Qua a Sassuolo ho trovato un calore umano incredibile. un qualcosa di speciale”, dice il difensore che riabbraccia il fratello, “non vedo l’ora di lavorare con lui. La vita ci ha divisi troppo presto, ma sarà bellissimo essere al suo fianco. Sarò un suo collaboratore”, e che elegge Goldaniga, autore di ottime prestazioni, il suo possibile erede. “Al mio posto prenderei Goldaniga che sta dimostrando di essere affidabilissimo e di avere grandi qualità, merita fiducia”.













