“La Giunta regionale dica se l’ordinanza urgente del sindaco di Castelfranco Emilia che impone che la distanza minima che i cacciatori e loro ausiliari devono mantenere dalle strade passa dagli attuali 50 metri a quota 150 metri, è legittima e non interferisce sugli obiettivi del Piano Faunistico Venatorio della Regione Emilia Romagna nonché con gli equilibri di rapporto territoriale pianificati”. Lo chiede il consigliere regionale della Lega,

 

Stefano Bargi, che ha presentato un’interrogazione sul tema. “L’ordinanza in questione – ricorda l’esponente leghista – rappresenta una deroga che limita il territorio a disposizione dei cacciatori per l’esercizio dell’attività venatoria  rendendo di fatto non più praticabile ogni forma di caccia a Castelfranco Emilia compreso il prelievo selettivo agli ungulati. “L’ordinanza del Comune di Castelfranco – sottolinea Bargi – è emanata come misura a contrasto dell’allarme sociale rilevato e tramutando l’eventuale infrazione per mancato rispetto delle distanze dal campo amministrativo a quello penale, intervenendo su una materia di competenza statale e regionale sottraendo di fatto il territorio di Castelfranco Emilia alla pratica venatoria, compromettendo altresì forme di caccia indispensabili come quella di selezione a caprioli e cinghiali. L’intero territorio agro-silvo pastorale del Comune di Castelfranco Emilia, al pari degli altri, ai sensi dell’art. 10 della L.157/1992 è soggetto a pianificazione faunistico-venatoria. Il Piano Faunistico venatorio Regionale 2018-2023 ubica Castelfranco Emilia all’interno del comprensorio omogeneo C1 gestito da ATC MO2. Come obiettivo gestionale, il Piano Faunistico Venatorio all’interno del comprensorio C1 prevede l’attuazione di Piani di prelievo agli ungulati non conservativi, ovvero finalizzati al raggiungimento di una densità obbiettivo Zero. C’è il rischio – anticipa Bargi – del blocco dei piani di abbattimento regionali agli ungulati che in pianura, territorio non vocato alla loro presenza, risultano indispensabili per il contenimento delle specie anche a fini di pubblica sicurezza. Ricordiamo – conclude Bargi – che l’esercizio venatorio è una pratica legale e disciplinata, più di altre materie, da specifiche disposizioni normative in materia di distanze”.