“Sono tornati i bivacchi a Braida”. Questo il grido tra preoccupazione e rabbia di diversi cittadini del quartiere, in passato balzato alle cronache nazionali per i numerosi problemi creati da un’immigrazione fuori controllo tra degrado e spaccio. Negli spazi esterni, nelle vicinanze dei locali, presso il direzionale “I Quadrati”, laddove la volontà è quella di insediare una moschea, sono visibili le tracce di giacigli: tutto questo fa tornare alla mente anni di un rione sotto assedio.  Un incubo, ritenuto ormai superato, torna ad affollare le menti e spaventa; la questione non è direttamente da mettere in relazione con la realizzazione della moschea, ma ci sono diversi segnali all’orizzonte che creano timore e perplessità. La tensione nel quartiere si sta alzando: tutto questo per il comportamento altezzoso e a tratti arrogante di alcuni musulmani, sempre più convinti di essere i padroni di questo settore municipale. Aria di sfida, non è un processo alle intenzioni, sono tornati in maniera prepotente vandalismi, furti e commercio di stupefacenti; chi ha vissuto sulla propria pelle, criticità e disagi, non vuole concedere altro spazio e difende la propria identità.   In questo senso continua la raccolta firme per dire NO ALLA MOSCHEA; ieri, un violento alterco verbale attorno al banchetto adibito alla petizione tra ragazze maghrebine ed una rappresentante politica locale: sono situazioni che non aiutano a rasserenare gli animi. La questione è lontana anni luce dalla libertà religiosa, il quesito è un altro: concedere col rischio di perdere la propria libertà, perché la moschea  non rappresenta un luogo di culto. Da una parte è conquista, dall’altra è sconfitta senza appello: vedere il futuro con gli occhi del passato mette i brividi, chissà se qualcosa stia cambiando