Il vicepresidente dalla Commissione Bilancio in Regione E-R: “Ricorso al debito per ripartire è fallimentare: bisogna lasciare i soldi sul territorio con sgravi fiscali importanti e taglio dell’Irap per le Pmi”

“La Regione Emilia-Romagna pensi a misure “bazooka” sul piano fiscale per le imprese: è questa la strada maestra da seguire per la ripresa post Covid-19″. Così il vicepresidente della Commissione regionale Bilancio, il consigliere leghista Stefano Bargi.

“Guardare alla ripartenza seguendo direttive declinate dall’Austerity e dal ricorso al debito è fallimentare. Lo dice la storia: già prima dell’emergenza Covid-19 le imprese stavano attraversando un tunnel di crisi che perdurava ormai da 10 anni. Facciamo tesoro degli errori passati: ora bisogna lasciare i soldi sul territorio con sgravi fiscali importanti ed il taglio dell’Irap per le aziende. Si pensi solamente alle difficoltà delle piccole imprese, da quelle commerciali e di somministrazione a quelle artigiane, che hanno poche riserve, ma costi fissi alti e fornitori da saldare e magari hanno anche magazzini con beni deperibili che sono rimasti bloccati e oggi costituiscono un ulteriore perdita” attacca il leghista.

“Vien da sé che per queste realtà il bando per la liquidità non è affatto sufficiente perché tali fondi serviranno solamente per pagare i fornitori rimasti sospesi, e, dunque, mancherà ossigeno per la ripartenza” sottolinea Bargi.

La Regione ha detto che metterà in campo 400 milioni di euro di fondi derivanti principalmente dalla possibilità di utilizzare avanzi di bilancio statali?

“Un proclama – punge Bargi – che tradotto in fatti significa che alle aziende andranno 10milioni tramite Confidi per imprese e 8 milioni tramite Cooperfidi cooperazione. Un’inezia, dunque: appena 18 milioni su 400. La Regione stima che quei 18 milioni di fondi dati come garanzia ai Confidi saranno in grado di generare una leva pari a 180 milioni di investimenti? Sono comunque troppo pochi: quei fondi serviranno solo per pagare i fornitori, spese e tasse. Si tratta di una “paghetta” assistenzialista e inadeguta per una crisi di liquidità come questa. Guardiamo, piuttosto, a quelle Regioni che hanno promesso di mettere sul piatto 60-80-100 milioni, pari a una leva finanziaria che va dai 500 al miliardo di euro: cifre importanti, ma necessarie ed essenziali, perché l’occupazione futura si giocherà sulla tenuta delle imprese alla riapertura” conclude il vicepresidente della Commissione Bilancio.