
Le criticità emerse nelle recenti ordinanze anti PM10 a livello locale, che hanno vietato l’utilizzo di stufe e camini a legna e a pellet, sono oggetto di una risoluzione presentata dalla Lega Nord regionale. Risoluzione approvata durante la seduta assembleare: “Quello che abbiamo ottenuto è un voto favorevole alle esigenze dei cittadini che utilizzano riscaldamento a biomasse e positivo per l’ambiente”, sottolinea il consigliere regionale Stefano Bargi, primo firmatario dell’atto. In cui si ricorda come “gli allarmanti e fuorvianti dati riportati da centraline di rilevazione inquinamento e la mancanza di coordinamento tra associazioni di categoria, istituzioni e produttori di stufe e caminetti abbiano causato un danno economico incalcolabile”.
Al centro della risoluzione promossa dal Carroccio, una tabella di certificazione ambientale dei generatori di calore a biomassa legnosa. A stabilire i parametri, l’introduzione di cinque classi di qualità ambientale (da una stella a cinque stelle) in funzione delle emissioni inquinanti specifiche e del rendimento. Con l’obiettivo di utilizzare questa classificazione per le limitazioni temporanee in caso di inquinamento acuto: stop dunque ai generatori soltanto in modo selettivo e progressivo, partendo dagli apparecchi per cui verrebbe incentivata la rottamazione (classe uno) e arrivando al ‘nessun blocco’ in caso di classe cinque. Nel nome di una maggiore efficienza, ambientale ed economica. Con l’obiettivo che ad accompagnarla sia una maggiore ‘consapevolezza’ del fenomeno biomasse, come fa notare il responsabile energia LN Modena, Stefano Corti: “Alle amministrazioni che colpevolizzano le biomasse come fonte di inquinamento primario delle polveri sottili, chiediamo di pubblicare le rilevazioni delle centraline nei periodi maggio-giugno-luglio e settembre-ottobre, quando l’uso delle biomasse per il riscaldamento è inesistente. Solo in questo modo si può rilevarne davvero l’impatto ambientale”.
Non sfugge, ovviamente, quale sia il contesto economico e tributario in cui le biomasse dovrebbero farsi largo nell’offerta di energia. “Ad ogni installazione di un generatore di calore ‘a rinnovabile’ – evidenzia Corti – corrisponde un calo di consumo di petrolio, gas ed elettricità, business che in Emilia-Romagna sono di fatto monopolio delle multiutility vicine al Pd. A tal proposito, invitiamo Bonaccini, in sede di conferenza Stato-Regioni, a chiedere al governo da che parte stia: se dalla parte dei piani ‘green’ dell’Europa, tanto celebrati quando c’è da fare propaganda, oppure dalla parte di chi sfama la burocrazia a suon di accise”.
Ufficio Stampa Lega Nord Emilia Romagna













