Indispensabile per garantire l’attività dell’ospedale e degli altri servizi

 

Hewo Modena è l’associazione con sede a Maranello che opera in Etiopia dal 1985 a favore degli ammalati di lebbra, tubercolosi e Aids, sostenendo una comunità di ex ammalati che gestisce servizi sanitari e socio-educativi rivolti alle fasce più povere della popolazione. Lo fa anche organizzando da quarant’anni la Festa dei Lamponi di Barigazzo nei giorni di ferragosto e quest’anno potrà festeggiare, con le migliaia di amici che la frequentano, il conseguimento di un importante risultato: il Centro Hewo di Quihà, nel distretto di Mekelle in Tigray, Etiopia, sta raggiungendo la pressoché completa autonomia energetica con 80 kW di celle fotovoltaiche e 120 di batterie. Il centro comprende l’unico ospedale del Tigray per la cura degli ammalati di tbc, lebbra e Aids, con un reparto di pediatria, un reparto di chirurgia e un ‘Centro dei diritti’, istituito per far conoscere e difendere i diritti disconosciuti, violati o minacciati dei bambini in età prescolare, provenienti da famiglie economicamente e culturalmente povere. Completano questi servizi attività sociali lavorative per soddisfare i bisogni alimentari dei pazienti ricoverati e dei bambini che frequentano il Centro, quali un campo agricolo, un laboratorio per la conservazione della frutta e della verdura, una macchina per la produzione della pasta, un forno per la produzione del pane, un laboratorio/scuola di maglieria per la formazione socio-professionale dei giovani e per la produzione di capi di abbigliamento, in cui ricavato è destinato al sostentamento della Comunità. I primi studi sui consumi e di fattibilità per arrivare all’autonomia energetica, sono iniziati con Enel nel 2017, ma non si è riusciti ad andare oltre a causa prima del Covid, poi delle tensioni interne fra lo Stato Federale e la regione del Tigray, che ha portato ad una guerra conclusa solo a fine 2022, anche se i generi alimentari e il petrolio continuano ad arrivare con molta lentezza. L’energia elettrica subisce interruzioni durante la giornata e questo comporta notevoli problemi alle attrezzature della sala operatoria e agli apparecchi del laboratorio di analisi. Si è cercato di rispondere con l’uso di generatori, ma i costi risultano troppo onerosi. Con l’acuirsi delle tensioni interne di questi ultimi mesi, prima della crisi internazionale legata alla chiusura dello stretto di Hormutz, a Mekelle il gasolio costava circa 4 euro al litro, un’enormità calcolando che nel Tigraiy il 60% della popolazione è disoccupato e il restante 40%, con lo stipendio di un mese, potrebbe comperare, quasi esclusivamente al mercato nero, al massimo 4 o 5 litri di gasolio. Hewo Modena ha perciò ripreso gli studi del 2017, aggiornati con la collaborazione di professionisti etiopi che nel frattempo si erano formati in Cina e, grazie alla donazione di una sostenitrice di Hewo e della Fondazione Pasquini-Tosti di Roma, è stato finanziato il primo stralcio del progetto con la realizzazione di 2 impianti da 20 kW ciascuno con altrettanto kW di batterie, a servizio di sala operatoria, laboratorio, uffici e cucina dell’ospedale, che grazie alla responsabilità sociale della locale impresa aggiudicatrice dell’appalto, sono diventate 4 batterie da 15 kW. Per completare il progetto e coprire il fabbisogno dell’intero centro (camere di degenza, servizi di supporto, scuola materna che accoglie 160 bambini e residenza dei volontari) erano necessari altri 2 impianti da 20 kW, in fase di installazione grazie all’approvazione del progetto da parte della Fondazione Peppino Vismara di Milano, che ha destinato un contributo di 45.000 €, portando il centro di Quihà alla completa autonomia energetica con 80 kW di celle fotovoltaiche e 120 di batterie, ottenendo la riduzione dei costi e un notevole abbattimento dell’inquinamento.