“Il tema di quest’anno, poi, si adatta più che mai alla nostra città: Sassuolo ha saputo fare del “saper fare” un’arte, eccellendo inoltre in tantissimi campi”. Queste parole pronunciate dall’assessore municipale alla Cultura, Giulia Pigoni in merito al Festival filosofia 2017, hanno scatenato reazioni e commenti di diversi cittadini. Quanto detto sembrerebbe antitetico alle strategie amministrative: Sassuolo è senza un cinema e senza un teatro, la vicenda Carani rimane una pagina difficile da digerire. A proposito, il contenitore culturale cittadino è chiuso dall’ottobre 2014 e una riapertura del Teatro Carani non è in cartellone, le priorità dell’Amministrazione restano altre. Su questo punto questione di scelte, ma pare impresa ardua per il Comune ergersi a difensore e cultore dell’arte visto quanto andato in scena in questi anni, parlando del Carani sipario chiuso e offerte alternative in città sono sembrate un ripiego per cercare di tamponare una ferita sempre aperta…: non è un problema di calcinacci o di agibilità. Il Carani è un pezzo di storia della città in quanto anima culturale di Sassuolo, parlare di attenzioni da parte dei vertici comunali all’Arte sembrerebbe un tantino avventato.”Quanto detto dall’assessore Pigoni è una barzelletta” tuona via Facebook Laura Franchini, donna a capo del sodalizio Salviamo il Teatro Carani, rimproverando le carenze dell’Amministrazione in merito alla questione della perenne chiusura del complesso di viale XX settembre. C’è il forte presentimento che avverrà un vero e proprio colpo di teatro in clima elettorale: la riapertura del Teatro Carani potrebbe diventare un’arma per guadagnare consensi alle urne.. Anche questa è arte… di arrangiarsi