

Nuovo anno e nuova stagione teatrale. Si alzerà il sipario sul Crogiolo Marazzi, una struttura riqualificata in grado di ospitare oltre 200 persone, uno spazio che sarà messo a disposizione del Comune che a giorni definirà la convenzione con l’azienda ceramica per l’utilizzo dell’area. Da gennaio, offerta culturale più ampia in città, lo spazio suddetto ospiterà le diverse rassegne in programma anche se nelle intenzioni dei vertici comunali già dal prossimo mese cominceranno le esibizioni artistiche con almeno due appuntamenti. La scatola supertecnologica sarà affidata al Comune a titolo gratuito, i settori comunali preposti dovranno sostenere le spese per allestire gli spettacoli mentre anche le spese per adeguare il complesso sono state sostenute dalla proprietà privata dello stesso. Crogiolo a costo zero per le cassa municipali, questo è un fattore positivo in un momento di evidenti ristrettezze economiche così come consegnare a Sassuolo un’area comunque interessante per promuovere e diffondere le proposte culturali. Quanto detto non può e non deve interessare la vicenda Carani: la riapertura del Teatro di via Mazzini, chiuso da tre anni, non si può barattare con ripieghi di comodo… Troppo diversa la natura e la storia del Carani, non confondiamo un’idea, probabilmente brillante e certamente espressione di grande convenienza, con il vero scrigno della cultura cittadina; di colpo il problema sembra essere diventato quello di dove fare qualche spettacolo. Si mischiano le carte, basta trovare un posticino per organizzare qualche esibizione: un locale tappabuchi e il gioco è fatto. No, le cose stanno diversamente: il Carani da un punto di vista economico è destinato a portare a delle perdite, quindi il Comune si ostina a mantenere le proprie posizioni considerando la questione da un punto di vista utilitaristico prima che sociale. La proprietà privata ha avanzato qualche apertura, ma permangono chiusure mentali che impediscono un ritorno alla vita di quello che resta l’unico contenitore culturale in città. Laura Franchini, presidente del Comitato Salviamo il Teatro Carani chiarisce:”Ben venga tutto quanto fa cultura, ma Sassuolo non può permettersi di perdere il Carani: tante volte è stata sbandierata una struttura alternativa, ma il Teatro rimane insostituibile – aggiunge – non parliamo solamente della stagione teatrale da anni inesistente, si è provato ad organizzare qualcosa ma non confondiamo qualche serata di karaoke con un cartellone di grande spessore dal punto di vista artistico – conclude -pensare di traslocare il Carani, vera anima culturale in città con i suoi 1300 posti a sedere con locali di rincalzo e qualche canzonetta è fuorviante e irrispettoso”. Il cartellone teatrale è cosa seria, l’eredità dell’indimenticato Roberto Costi con il suo stile preciso e puntuale non può essere questa: amore e passione per le rassegne di qualità rimangono fuori dal Carani… Ragioni politiche o se vogliamo ragionamenti di calcolo gestionale: chi ha spento le luci del palcoscenico?













