Gli anniversari servono per commemorare le vittime e ricordare gli errori fatti per non commetterne più.
Ad un anno di distanza abbiamo l’analisi fatta dalla Commissione incaricata dalla Regione, coordinata dal professor Armando Brath , che mette l’accento solo su un aspetto: le piogge.
Si parla di bene 781 milioni di metri cubi di acqua caduti e misurati dai 95 pluviometri ci dicono che siamo di fronte ad un evento grande e raro. Questo però non è sufficiente ad archiviare la tragedia, non ci si può fermare a questo dato.
Se lo relazioniamo alla durata delle 36 ore e ad un tempo di corrivazione dei bacini maggiori del territorio romagnolo di 12 ore, emerge – hanno spiegato studiosi dell’università di Modena – come evento con tempo di ritorno 20 anni nella maggior parte dei casi e in alcuni casi 50, comunque non superiori a quelle che sono le possibilità di controllo. Se avessimo avuto argini e fiumi con capacità di tenuta migliori (TR50 o TR100) non avremmo avuto 20 fiumi straripati.
A dirlo è quindi la scienza ma, non la politica. Infatti la Commissione voluta da Bonaccini ha analizzato solo l’aspetto delle piogge intense e non la tenuta degli argini. Come mai?
È evidente che siano state le esondazioni e gli argini hanno rotto. Il problema non è l’ambiente ma l’uomo. O meglio quella politica che non ha fatto manutenzione, ha tenuto i progetti nei cassetti e non ha avviato i lavori previsti.
Un lungo elenco di occasioni mancante, dagli investimenti sui bacini di laminazione soprattutto montani, utili anche come contrasto alla siccità, a quelli per restituire al fiume ampi spazi di espansione; dai lavori per la corretta gestione della vegetazione fluviale al potenziamento delle casse di espansione.
Oggi più che mai è necessario ripartire dagli errori, con trasparenza e serietà.

Antonio Platis Vicecoordinatore regionale Forza Italia Candidato alle Europee













