Augusto Ciarrocchi: “Così l’Europa mette all’angolo la sua ceramica”
Duro monito del Presidente di Confindustria Ceramica che chiede ai decisori europei un cambio di rotta sull’ETS.

Il Presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi lancia un nuovo grido d’allarme per le scelte di Bruxelles in merito alla revisione del sistema ETS.
“Il settore della ceramica, leader mondiale per estetica, innovazione tecnologica e sostenibilità, è oggi messo all’angolo da un percorso che sembra ignorare la realtà e si concentra ossessivamente solo sulle emissioni di CO₂ che, se noi chiudiamo, peraltro aumenterebbero con le importazioni da India, Cina ed altri paesi extra UE”.
“Vogliamo investire, vogliamo continuare a innovare e anche essere parte della transizione se riusciremo ad arrivarci. Ma la verità è che, allo stato attuale, non esistono ancora soluzioni tecnologiche né vettori energetici disponibili che rendano praticabile il percorso di decarbonizzazione così come è stato immaginato a Bruxelles. E ciò che più colpisce, o meglio spaventa, è la cecità diffusa di fronte a questa evidenza”.
“Comprendo che per alcuni Paesi europei la ceramica possa sembrare un settore marginale. Ma non posso accettare l’idea di un’Europa che, per inseguire un ideale senza strumenti, rinuncia a pezzi fondamentali della propria identità industriale, senza una visione d’insieme, proseguendo nel fissare benchmark impossibili e ignorando le turbolenze geopolitiche ed energetiche attuali”.
“Serve realismo e serve velocità nelle decisioni. Oggi manca il senso dell’urgenza, la percezione concreta di ciò che sta accadendo. Davvero dobbiamo aspettare che la recessione si manifesti in tutta la sua durezza? Non voglio crederci e continuo a sperare in un cambio di rotta, un atto di lucidità e ragionevolezza da parte dei decisori europei. Perché il tempo, ormai, non è una risorsa infinita: è un conto alla rovescia”.
Paolo Lamberti (ACIMAC): “A rischio la sopravvivenza di tutta la filiera industriale e dei territori”
Il presidente dell’associazione dei costruttori di macchine per ceramica esprime grande delusione per la bocciatura della proposta europea sugli ETS.
Paolo LambertiForte preoccupazione anche da parte di ACIMAC – associazione dei costruttori italiani di macchine per ceramica – per la decisione delle istituzioni europee di respingere la proposta di revisione dell’ETS avanzata dalle associazioni europee del comparto ceramico. Una scelta che arriva in un momento di particolare fragilità per l’intera filiera e che rischia di compromettere la tenuta industriale e occupazionale dei distretti ceramici italiani ed europei, dai produttori di piastrelle ai costruttori di macchine.
“La bocciatura della proposta europea è un segnale molto negativo per un settore che ha sempre investito, innovato e creduto nella transizione”, dichiara il Presidente ACIMAC, Paolo Lamberti. “Oggi però ci troviamo di fronte a un sistema ETS che non tiene conto delle specificità tecnologiche dei nostri processi e che rischia di compromettere la sopravvivenza stessa della filiera. Senza un intervento rapido, l’Europa rischia di perdere un patrimonio industriale strategico, mentre altri Paesi continuano a crescere con regole meno rigorose. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di sostenere con forza la richiesta di revisione dell’ETS, non possiamo permetterci di perdere ulteriore know‑how industriale: ogni competenza che esce dall’Europa è un pezzo di competitività che non torna più indietro”.
La preoccupazione riguarda anche il piano territoriale. Il distretto ceramico italiano rappresenta uno dei poli manifatturieri più importanti del Paese, con circa 40.000 addetti diretti e un indotto altamente specializzato, oggi esposto a scenari di delocalizzazione e perdita di competenze difficilmente recuperabili. In assenza di correttivi al sistema ETS, esiste un rischio concreto e significativo di riduzione del numero di imprese e di posti di lavoro, con effetti profondi sulla struttura industriale e sociale dei territori.
Secondo Acimac, l’attuale configurazione del sistema europeo di scambio delle emissioni, irrigidita dalle modifiche introdotte con il pacchetto Fit for 55, sta generando un impatto sproporzionato sui settori energivori, tra cui la ceramica e la sua catena di fornitura. L’aumento del costo delle quote di CO₂ e la riduzione progressiva delle assegnazioni gratuite stanno drenando risorse decisive per gli investimenti, proprio mentre le imprese sono chiamate a sostenere percorsi di innovazione tecnologica e di transizione energetica. A questo si aggiunge un contesto geopolitico estremamente instabile, che continua a mettere sotto pressione l’approvvigionamento energetico europeo e a rallentare i mercati internazionali, aggravando ulteriormente le difficoltà operative delle aziende del settore.
Negli ultimi anni il settore ceramico italiano ha investito in modo significativo in efficienza e sostenibilità, ma l’aggravio dei costi ETS sta determinando un rallentamento immediato dei piani industriali e un indebolimento della capacità competitiva dell’intero sistema europeo, con il rischio concreto di favorire produttori extra‑UE che operano in contesti regolatori meno stringenti















