
La Ferrari innesta la marcia e se ne va. Per ora, da indiscrezioni, soltanto con la sua sede fiscale, seguendo l’esempio dell’Fca (la nuova dicitura del gruppo Fiat-Chrysler). Un fatto che, a giudizio dei consiglieri regionali della Ln, Stefano Bargi, ed Alan Fabbri, significa una sconfitta palese per il Governo e le sue “chiacchiere” sul sostegno al lavoro e alla crescita. Secondo il capogruppo, Alan Fabbri, «il Governo dovrebbe attivarsi e non restare a guardare, mentre colossi dell’automobile, stimati in tutto il mondo, cambiano sede e vanno a pagare le imposte in altri Paesi, per l’ostinazione dei nostri governanti di mantenere una tassazione troppo elevata sulle imprese. Anche la Ferrari – secondo Fabbri – che ha dato lustro all’Italia e all’Emilia, deve cedere di fronte alla strozzatura portata da tasse e burocrazia.» Fatto che, naturalmente, non lascia indifferente il consigliere modenese, Stefano Bargi: «Non sarebbe la Ferrari ad andarsene, ma l’Italia che la fa scappare – afferma Bargi –. Nel senso che l’imposizione fiscale sull’impresa è insostenibile e non dobbiamo meravigliarci, per esempio, che anche Fca si sia trasferita a Londra, dove gli utili sull’impresa sono tassati sotto al 20%, mentre da noi siamo oltre al 30%. Chi ha i mezzi, come la Ferrari o l’ex Fiat, può delocalizzare la propria sede. Altre aziende delocalizzano direttamente i processi produttivi, trovando più convenienti le condizioni attuate da Austria, Svizzera e Slovenia, riducendo il numero degli occupati in Italia. Questa è la dimostrazione che il nostro paese non è più competitivo. Il carico fiscale sulle imprese – conclude Bargi – finisce così con il ricadere sulla piccola e media impresa che, in assenza di queste soluzioni, chiude i battenti. Piuttosto che mormorare e definire la Ferrari “brutta e cattiva” perché potrebbe pagare le tasse altrove, dovrebbe trarre spunto da questo fatto per smuovere tutto il sistema fiscale del Paese, che necessita di un deciso impulso per ripartire.»
Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna













