
La Regione Emilia-Romagna ha approvato una legge che promuove la legalità e la semplificazione nel settore delle costruzioni, sia a committenza pubblica che privata (legge regionale 11 del 2010), per semplificare le procedure, riducendo le pratiche cartacee e l’uso indiscriminato del massimo ribasso d’asta negli appalti, e aumentare i controlli nei cantieri per segnalare appalti nei quali possono annidarsi fenomeni di infiltrazione mafiosa, lavoro irregolare e usura. Tuttavia, l’inchiesta sulla malavita negli appalti in regione ha risvegliato un problema che la Lega Nord aveva sollevato da tempo. Il capogruppo della Ln in Regione, Alan Fabbri, ed il consigliere Marco Pettazzoni, hanno perciò presentato un’interrogazione, che chiede lumi all’Amministrazione guidata da Bonaccini, in merito ai beni confiscati ad organizzazioni mafiose: «La Regione, a parole, giudica qualificante il fatto di velocizzare le procedure burocratiche, per l’utilizzo dei beni sequestrati alle mafie, ed immediatamente riassegnati ai Comuni, gli enti e così via – spiegano Fabbri e Pettazzoni – al fine di facilitare il recupero e l’uso sociale di tali beni. Ogni due anni – ricorda il Carroccio – la Giunta deve relazionare davanti alla Commissione assembleare sull’evoluzione dei fenomeni di illegalità, collegati alla criminalità di tipo mafioso. La domanda, a questo punto, in un momento storico particolare come questo è: quanti sono i beni sequestrati alle mafie, dal 2010 ad oggi? E quanti sono già stati riassegnati ai Comuni, agli enti e alle associazioni? Crediamo che rendere questi beni immediatamente utilizzabili a fini sociali sia un dovere e un diritto per i cittadini, a fronte di certi fenomeni che abbiamo visto materializzarsi sul territorio regionale nell’ultimo periodo.»
Gruppo Lega Nord Emilia-Romagna













