Ghelfi Riad, Segretario Regionale Patto per il Nord Emilia: “L’Emilia-Romagna dimostra di avere tutte le caratteristiche per essere economicamente autonoma: produce, trasforma, esporta e crea valore. Ma per mantenere questa forza dobbiamo proteggere le piccole aziende e ricostruire una filiera sempre più legata al territorio.”I numeri parlano chiaro. Nel primo semestre del 2026 l’Emilia-Romagna ha raggiunto 5,8 miliardi di euro di export agroalimentare, diventando la prima regione italiana per esportazioni del comparto, con il 16,3% del totale nazionale. Nel 2025 il valore della produzione agricola regionale ha raggiunto 6,36 miliardi di euro, mentre l’export agroalimentare ha superato gli 11,5 miliardi.
“Questi numeri – sottolinea Ghelfi Riad – dimostrano una cosa molto semplice: l’Emilia produce ricchezza. Non siamo un territorio che deve essere mantenuto. Siamo un territorio che produce, lavora, esporta e contribuisce in maniera significativa all’economia nazionale.”
Ma proprio per questo, secondo Patto per il Nord, occorre guardare anche all’altra faccia della medaglia.
“Dietro i grandi numeri dell’export ci sono migliaia di aziende agricole, artigiane e alimentari di piccole e medie dimensioni che ogni giorno devono affrontare costi elevati, burocrazia, disciplinari rigorosi e regole produttive molto stringenti. Allo stesso tempo, sugli scaffali della grande distribuzione arrivano prodotti provenienti da Paesi nei quali possono essere applicati standard, costi di produzione e vincoli differenti.”
“Non stiamo dicendo che l’importazione debba essere eliminata. Ci sono prodotti che in Italia non possiamo produrre o che non produciamo in quantità sufficienti e che quindi è normale importare. Il problema nasce quando prodotti che possiamo produrre sul nostro territorio vengono sostituiti sistematicamente da produzioni estere soltanto sulla base del prezzo, mettendo sotto pressione le nostre aziende.”
Per Patto per il Nord, la risposta deve essere anche nella costruzione di una filiera territoriale più forte.
“Se abbiamo un’azienda agricola che produce, un’impresa che trasforma e una rete commerciale che distribuisce, dobbiamo fare in modo che queste realtà possano lavorare insieme. La grande distribuzione deve essere messa nelle condizioni e incentivata a dare maggiore spazio ai prodotti delle aziende e delle filiere locali.”
L’obiettivo, spiega Ghelfi, è creare un circolo economico virtuoso:
“Produciamo sul territorio, trasformiamo sul territorio, vendiamo sul territorio e, quando possibile, consumiamo prodotti del territorio. Poi esportiamo nel mondo ciò che sappiamo fare meglio.”
Un modello che, secondo Patto per il Nord, non significa chiudersi al commercio internazionale, ma rafforzare la propria base produttiva prima di competere sui mercati globali.
“È assurdo chiedere alle nostre aziende di rispettare disciplinari sempre più rigorosi, sostenere costi energetici e burocratici elevati e contemporaneamente lasciarle competere sul prezzo con produzioni realizzate in contesti molto differenti. La qualità ha un costo e quel costo deve essere riconosciuto dal mercato.”
Un esempio emblematico è quello della filiera bieticolo-saccarifera.
“Pensiamo alla barbabietola da zucchero. Un tempo l’Emilia-Romagna era costellata di zuccherifici. Oggi nella nostra regione è rimasto lo stabilimento di Minerbio, mentre in tutta Italia gli impianti attivi sono soltanto due, l’altro è a Pontelongo, in Veneto. A Modena lo zuccherificio di Mirandola è stato chiuso nel 1986, dopo cinquant’anni di attività. “
“Quella storia ci deve insegnare qualcosa. Quando perdiamo un pezzo della filiera produttiva, non perdiamo soltanto uno stabilimento: perdiamo agricoltori, lavoratori, competenze, logistica, trasformazione industriale e valore aggiunto.”
Per Patto per il Nord, quindi, la politica agricola ed economica deve tornare a ragionare in termini di filiera.
“L’Emilia potrebbe essere ancora più forte se negli anni avesse mantenuto una parte maggiore della propria capacità di trasformazione. Oggi dobbiamo evitare di commettere lo stesso errore con le altre filiere.”
“L’Emilia-Romagna ha dimostrato di avere una forza straordinaria. Ora bisogna metterla nelle condizioni di trattenere una quota maggiore della ricchezza che produce, sostenendo agricoltori, trasformatori, artigiani e piccole imprese e creando un rapporto più forte con la distribuzione.”“Per noi questa è una parte concreta dell’autonomia: un territorio che produce deve poter decidere come valorizzare ciò che produce, trattenere più valore sul territorio e costruire le condizioni per continuare a crescere.”
Ghelfi Riad
Segretario Regionale Patto per il Nord Emilia













