È stato l’architetto cileno Felipe Assadi ad aprire l’11° edizione del programma culturale “costruire abitare pensare” di Cersaie 2019, con una conferenza questa mattina presso la Galleria dell’Architettura, dal titolo “Massa Critica”.
La conferenza è stata introdotta dal vice presidente di Confindustria Ceramica Emilio Mussini che ha ricordato come la cultura del progetto faccia parte del mondo che gravita intorno all’industria ceramica italiana. La possibilità di confrontarsi sulle idee fa parte delle conferenze di ‘costruire, abitare, pensare’ ma è anche riscontrabile nelle modalità in cui da decenni vengono gestite le imprese ceramiche italiane, da sempre un passo avanti rispetto ai concorrenti.
Felipe Assadi ha ricordato come, nel suo lavoro, siano importanti i concetti di massa e di peso. Il un progetto architettonico è necessario ridurre il più possibile le variabili, non per eliminarle ma per condensare le complicazioni del progetto e affrontarle sistematicamente.
“Il paesaggio ha sempre un ruolo da protagonista – ha sottolineato Assadi – soprattutto in Cile dove la geografia e la morfologia del territorio sono molto più importanti della storia, che è ancora troppo recente. Il nostro rapporto con la materia è legato alla terra e ai fenomeni naturali. Il clima è un parametro che va tenuto ben a mente quando si progetta”.
Felipe Assadi ha poi illustrato alcuni dei suoi progetti più rappresentativi, partendo da “8 al cubo” che origina dopo il terremoto del 2010 e che vede coinvolti 8 architetti giapponesi e 8 cileni: si tratta di una casa simile ad una barra con una struttura monolitica, monocromatica e mono strutturale.
“Il progetto – afferma Assadi – deve essere sé stesso struttura e poi diventa spazio abitativo”. Per controbilanciare le eventuali torsioni dell’edificio, si lavora con l’aggiunta di altre strutture equilibranti, come scale, passerelle e in alcuni casi vasche che diventano piscine.
Tra le sue opere recenti più innovative in Cile, la “Casa 20×20” basata sulla modulazione di una piastrella di ceramica 20cm x 20cm che non necessita di manutenzione e si mimetizza col paesaggio circostante e la “Casa Remota”, una casa modulabile di 80 metri quadri che si può montare e smontare in sole 6 ore di lavoro. Sulla base di quest’ultimo progetto, attualmente si riescono a produrre 24 moduli al mese di 24,5 metri quadrati ciascuno, che possono dare il via ad un tipo di turismo basato su affitti di tali moduli collocati e integrati nel paesaggio naturale.