Salviamo la rappresentanza, è da cambiare il modo di fare politica.

Cambiare non è sempre sinonimo di migliorare.
In queste ore spiego ai miei sostenitori il perché del mio voto al prossimo referendum. L’Italia da troppi anni insegue specchietti per le allodole, utili a non parlare dei veri problemi del paese come la formazione, l’istruzione, l’utilizzo della spesa, le infrastrutture, temi costosi che richiedono impegno e studio e che non hanno un immediato successo nell’elettorato. Una politica seria però si concentra su questo. Questo taglio senza riforme precedenti è un’ennesima opera demagogica che raccoglie i sentimenti di una classe lavorativa delusa, arrabbiata e impoverita economicamente e socialmente. Tagliare la rappresentanza per un esiguo risparmio aggraverà i problemi e sopratutto non risolverà quelli attuali. Il numero dei parlamentari italiani è nella media e la qualità non si risolverà tagliando il numero, ma con il voto consapevole e con una legge elettorale che premia gli scelti dai territori e non le liste dei partiti. Purtroppo veniamo da anni di campagne contro la casta vista come il male assoluto, al parlamento come ad un centro di costo e non al luogo della democrazia. È un paese colmo di problemi e di rabbia, ma le soluzioni richiedono tempo e grande determinazione e seguire le bandiere delle soluzioni facili ai problemi difficili porterà ancora di più alla delusione. Salviamo la rappresentanza e cambiamo il modo di fare politica, verso la realtà delle cose. Io VOTO NO













