
SPOSA BAMBINA
“Non si spengano i riflettori sul caso di Huma Younous, la ragazza cristiana di 14 anni, per la quale l’Alta Corte del Sindh, in Pakistan, ha deciso la validità del matrimonio con il suo rapitore musulmano”. A intervenire sulla vicenda è il senatore e capogruppo in Commissione Affari Esteri per Forza Italia Enrico Aimi, con una interrogazione parlamentare rivolta al Governo. “La decisione dell’Alta Corte è gravissima e rappresenta un pericoloso precedente – afferma Aimi -. In pratica è stata applicata la “sharia”, la legge islamica, e non il “Child marriage restraint act”, cioè la legge che vieta il matrimonio con minori, che è entrata in vigore nel 2014 e che risulta non essere mai stata applicata. Il sospetto allora è che questi Paesi adottino tali leggi solo per incontrare il favore della comunità internazionale e ottenere misure di favore per gli scambi commerciali. Invece, nella realtà dei fatti, i diritti umani continuano ad essere negati. Il Governo italiano non può più tacere, deve assumere una ferma posizione di condanna al riguardo”. Aimi

pertanto chiede al Ministro degli Affari Esteri quale sia la posizione su tali gravissime vicende e quali iniziative si intendano assumere affinché cessino simili barbarie. “Occorre mettere definitivamente al bando l’applicazione della sharia e dare il segnale forte che non si possono intrattenere rapporti economici, tantomeno di favore, con Paesi che sistematicamente violano i diritti umani universalmente riconosciuti. Ogni anno sono oltre mille le ragazze, cristiane e indù, che vengono rapite, violentate, costrette a convertirsi all’Islam e a sposare uomini musulmani. Chiudere gli occhi e tacere non è più ammissibile”.
“Anche in Italia il fenomeno delle spose bambine andrebbe monitorato con report ufficiali, questione che ho posto in evidenza con la stessa interrogazione – sostiene Aimi -. Qualche tempo fa a Carpi fu segnalato un caso di una sposa-bambina che poi fu smentito per ‘incomprensioni burocratiche’, ma in quell’occasione emerse in tutta evidenza la difficoltà di individuare e monitorare il fenomeno e, soprattutto, le criticità nell’aiutare le vittime. In altre parole, i nostri servizi sociali non sembrano preparati ad affrontare tali problematiche ed è urgente che l’Emilia-Romagna si attivi con provvedimenti specifici data l’alta presenza di famiglie straniere nella nostra Regione”.













