“Quanto accaduto ci infonde un profondo dispiacere, sono cose che devono essere viste secondo la logica della socialità: il consumismo è andato oltre ogni aspetto della civile convivenza”.

In questo modo una mamma di un ragazzo disabile anche lei con impegno e passione inserita nel mondo Anffas,il sodalizio solidale che sostiene e promuove l’aiuto e l’integrazione delle persone svantaggiate, racconta tra incredulità ed amarezza un episodio che sembrerebbe aver dimenticato il messaggio di disponibilità ed altruismo connesso al clima autenticamente natalizio. “Come già accaduto in altre circostanze -continua la donna – da qualche settimana alcune volontarie del nostro gruppo erano presenti all’interno del punto vendita intente ad impacchettare e vestire a festa quanto acquistato dalla clientela. Tutto perfettamente concordato con la direzione – aggiunge -già da alcune settimane due o tre volontarie a turno, quotidianamente, svolgevano la loro mansione: dico questo perchè da venerdì scorso la collaborazione è finita. I rapporti, da sempre poco cordiali, sono precipitati allorchè il responsabile dell’esercizio commerciale sassolese ha intimato alle associate Anffas:”O seguite le mie indicazioni o quella è la porta…”: una sfida del tutto gratuita ed ingiustificata, vista la natura dell’accordo tra le parti. Le addette Anffas non hanno mai chiesto alcun compenso, quanto raccolto è frutto di offerte libere e spontanee – prosegue -un modo per sostenere le nostre attività: il comportamento dell’uomo della direzione lo considero poco in linea con il senso dell’iniziativa anche perchè la nostra Onlus opera grazie alla generosità dei privati”. Su un punto, la nostra interlocutrice concentra le sue attenzioni:”L’intesa tra le parti prevede un compenso di qualche centinaia di euro a favore di Anffas al termine del mese abbondante di servizio prestato: questo non autorizza espressioni un pochino pepate -sottolinea- non confondiamo il piacere e la voglia di supportare con un’elemosina richiesta con insistenza: c’è di mezzo la credibilità e la dignità del gruppo”. Il pacco è servito, da una parte le esigenze di vendita un tantino esasperate dalla corsa ai regali mentre dall’altra il desiderio di raccogliere compensi laddove, ricordiamolo, la propria generosità sia il risultato di un consenso certo e sentito. Una pagina di cronaca natalizia, poco incline ad aprirsi al prossimo: le motivazioni possono essere svariate, tutte plausibili, ma recuperare il calore umano rimane sempre punto di partenza…