
“Siamo sospesi, di fatto siamo dipendenti di una società fallita: prigionieri di una situazione insostenibile”. A parlare è Tiziana Olmi, delegata Confsal, che analizza la difficile situazione delle 96 unità che costituiscono la forza lavoro della società Oscar, chiarisce:”Non siamo dei numeri, attendiamo delle risposte che tardano ad arrivare: vogliamo venga aperta la procedura relativa alla cassa integrazione straordinaria – puntualizza – c’è il problema che per avviare l’iter la richiesta deve essere presentata dal Tribunale Fallimentare: al momento tutto fermo per delle valutazioni inerenti i costi. Capisco la complessità di certi meccanismi, ma non posso accettare che i lavoratori vengano equiparati ad esborsi: dietro queste persone ci sono famiglie con i loro problemi economici, ricordo che a pagare sono i dipendenti per colpe non loro”. L’ostacolo attualmente è rappresentato dalla quantificazione dei costi per la cassa integrazione, requisiti ed elementi a favore di operai ed impiegati sembrano esserci tutti ma la concessione della cassa integrazione non solo è bloccata, addirittura manca la richiesta formale di tale procedura che può essere presentata esclusivamente dal Tribunale Fallimentare. “Questo organo giuridico – dice Mario Barone, rappresentante CGIL – non deve tutelare i lavoratori, ma i creditori: questa è la legge, la difesa degli interessi dei lavoratori viene giuridicamente limitata da procedure burocratiche non al passo coi tempi: il problema non sono le istituzioni, sindaco di Sassuolo e Regione ci sono stati di grande aiuto, la questione nasce a monte e riguarda un sistema organizzativo dell’azienda quantomeno discutibile”. A puntualizzare sul punto è la prof.ssa Letizia Giello, segretario nazionale Fesica-Confsal Settore Ceramico che precisa:” I lavoratori sono in quiescenza, non possono andare a lavorare altrove perchè per farlo dovrebbero licenziarsi perdendo così i vantaggi legati alla disoccupazione – aggiunge -in caso di licenziamento volontario, dovesse subentrare un nuovo acquirente il dipendente sarebbe inevitabilmente fuori dalle procedure di tutela perdendosi il requisito della continuità lavorativa. La volontà – aggiunge -è quella di fare subentrare un nuovo acquirente che rilevi l’azienda complessivamente, i tempi inevitabilmente rischiano di allungarsi: intanto la cassa integrazione straordinaria aprirebbe uno spiraglio attraverso accordi regionali con le varie banche che fornirebbero un anticipo – sottolinea – stiamo parlando di uno stipendio ridotto a circa 1000 euro mensili, ma durante questa procedura il lavoratore può ottenere il distacco dal curatore fallimentare e andare a lavorare altrove: tutto questo con sgravi fiscali per la nuova azienda – prosegue – al momento l’unico strumento di tutela è questo, per attivare questo sistema che rappresenta una via d’uscita ma anche un’ipotesi di continuità produttiva con una nuova realtà serve l’interesse di possibili acquirenti ma anche il coraggio del Tribunale perché dietro alla cassa integrazione straordinaria c’è la tutela della forza lavoro, ma anche il desiderio di mantenere una struttura compatta in previsione di una futura programmazione e di un preciso progetto – conclude – mandare a pezzi l’intero complesso produttivo non è nell’interesse di nessuno quindi rimango fiduciosa, ci sono valori e competenze di spessore e soprattutto ci sono persone che sperano la delicata questione possa risolversi nel migliore dei modi”













