Continuano a far discutere i cartelli che segnano i confini comunali recanti la scritta in dialetto “Sasol”. Ieri sera, il colpo di scena:il sindaco Claudio Pistoni ha riferito che rimarranno al loro posto. Sì, avete capito bene; le scritte in dialetto che avevano quasi indignato il Pd in quanto espressione di un campanilismo da criticare in nome di una moderna globalizzazione saranno mantenute. Legate a quelle cinque lettere “Sasol” scoppiò fin da subito la polemica; la parola fortemente voluta dalla locale sezione Lega Nord, nel marzo 2010, provocò reazioni scomposte da parte dell’allora minoranza che in occasione del voto che sancì l’approvazione del civico consesso della richiesta del Carroccio abbandonò l’aula. Tantissime le critiche alla decisione della gestione Caselli, l’opposizione di allora parlò di Sassuolo come di una riserva indiana e più volte i democratici hanno detto che l’unico vero dialetto è la lingua inglese, strumento per vincere la crisi in un periodo contraddistinto da difficoltà economiche e commerciali. Sulla questione sconsolato il passionario di sinistra Valerio Torri si sfoga su Facebook:”In ogni caso è sbagliato mantenere dei cartelli nati per dividere e per marcare differenze”. Ebbene quei cartelli che lo stesso Torri definì “Ridicoli” stanno lì a dimostrare che la “linea morbida” cui, in tema di sicurezza, il neo eletto sindaco ha sempre fatto riferimento non convince pienamente. Su tutto la crescente micro-criminalità in città che ha indotto la giunta a fare un passo indietro rispetto ai propri propositi. L’assessorato alla Sicurezza rimarrà in capo all’attuale primo cittadino o l’escalation di piccoli reati darà impulso alla creazione di un nuovo assessore?













