
Ci sono vittorie e vittorie, ci sono quelle che pesano come macigni. Basta riguardarsi l’esultanza a più non posso di Cristian Bucchi che corre verso l’ammucchiata neroverde creatasi dopo il gol di Federico Peluso. L’incornata del laterale mancino ha regalato al Sassuolo 3 punti che hanno spostato l’asse di una classifica, che sì resta ancora deficitaria ma che senza il successo del “Vigorito” sarebbe stara drammatica. E non poco, Magnanelli e compagni avrebbero recriminato sul calcio di rigore fallito da Domenico Berardi. Non il primo della stagione del talento calabrese, che dagli undici metri aveva ciccato anche a Ferrara contro la Spal, e che ieri al rientro dopo uno stop di un mese si era ripresentato come peggio non poteva. La testa di Peluso insomma ha posto rimedio, mettendo quindi la firma su quella che è stata la terza vittoria stagionale. Tutte ottenute lontano dal “Mapei Stadium”, laddove il Sassuolo ha invece raccolta la miseria di soli due punti, e tutte con un comune denominatore: un calcio di rigore fallito. Era successo a Cagliari, per il primo hurrà in campionato, quando Matri sbagliò dal dischetto, facendosi poi perdonare nel corso della ripresa (sempre su rigore), era accaduto, come raccontato prima, a Ferrara con l’errore di Berardi ma col vantaggio già acquisito grazie alla rete fulminea di Politano. E si è ripetuto anche a Benevento, facendo così valere la classica legge del detto “non c’è due senza tre”. Solo a Roma contro la Lazio, il rigore (realizzato da Berardi) non portò punti. Anzi, finì in disfatta con la squadra di Bucchi che ne prese addirittura sei.













