«Assicurare la “vita indipendente” dei soggetti disabili è un diritto fondamentale. La Regione Emilia-Romagna colmi il vuoto normativo che rischia di far sentire di serie B i nostri cittadini, rispetto a quelli di regioni vicine, come Liguria e Toscana». E’ questo l’appello e, al tempo stesso, l’attacco all’esecutivo guidato da Bonaccini, da parte del capogruppo regionale della Lega Nord, Alan Fabbri. In quanto, le problematiche che rendono oggi una parte consistente della popolazione “fragile”, tra anziani affetti da patologie gravi e invalidanti, e soggetti diversamente abili, impongono di ripensare l’intero settore del welfare. «Chiediamo di fare di più – spiega Fabbri – per rispondere ad un preciso diritto costituzionale: ovvero, quello di rendere possibile a tutti i cittadini una piena partecipazione alla vita sociale, culturale e politica, rimuovendo gli ostacoli che si frappongono fra il cittadino in condizione di disabilità e il loro ambiente.» Questo non significa soltanto rimuovere le barriere architettoniche delle città, ma anche i limiti culturali ed economici. I quali, spesso, gravano sulle famiglie che hanno a proprio carico un soggetto “fragile”. «La partecipazione della famiglia e delle reti di vicinato alla cura e alla riabilitazione del soggetto disabile non deve essere un limite alle proprie aspirazioni di vita, anche lavorativa o economica», osserva Fabbri. Il quale si rifà a misure già introdotte in Liguria e Toscana, riferite al “Progetto di vita indipendente autodeterminato”, «grazie al quale – dice Fabbri – il disabile può pianificare la propria vita e assumere un assistente (familiare o meno), anche grazie al contributo economico regionale. La Regione Emilia Romagna, tuttavia, non ha ancora istituito lo strumento del “Progetto di Vita Indipendente Autodeterminato”, ma si avvale solo dell’assegno di cura, senza una ripartizione delle spese fra settore anziani e settore disabili, squilibrando le risorse a favore dei primi. Anche alla luce di una maggiore percentuale di persone over 65 nella popolazione.» La mancata approvazione del suddetto strumento pone un limite agli enti che devono poter accedere ai fondi stanziati proprio alle Regioni, per effetto della Legge del 28 dicembre 2015 n. 208 (Legge di Stabilità), in cui si fa espressamente riferimento ai progetti riguardanti la vita “indipendente” delle persone affette da gravi disabilità. «Una Regione che vuole dirsi realmente avanzata e civile deve sanare questa lacuna – conclude Fabbri – per questo chiediamo che la giunta inserisca uno specifico capitolo di spesa, all’interno del Fondo regionale per la non autosufficienza.»

Ufficio Stampa Lega Nord Emilia-Romagna