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L’emozione la si nota. L’orgoglio di trovarsi il figlio dall’altra parte della barricata, prevarica di gran lunga qualsiasi altra sensazione. Bologna-Sassuolo sarà anche la sfida di papà Eusebio contro il figlio Federico. “Federico l’ho visto martedì e ci siamo sentiti ieri (venerdì)– esordisce il tecnico neroverde -, ci siamo presi in giro, come è normale tra padre e figlio, lui penserà a fare del suo meglio. Ma non è una gara tra padre e figlio, è una casualità che mi inorgoglisce. Per chi tifano a casa? Hanno tutti il daspo, i biglietti per la partita non li do perché non gioco in casa”, scherza Di Francesco che non si fida del Bologna in versione casalinga, quello che Genoa a parte ha sempre raccolto punti. “In casa ha fatto sempre bene, a parte col Genoa; il Bologna ha un’ottima organizzazione di gioco e ragazzi giovani bravi nell’uno contro uno. Sulla fase di sviluppo hanno giocate simili alle nostre, anche se noi ci distinguiamo per le verticalizzazioni. Forse in questo c’è diversità”. Una, delle diversità, risiede nel logorio fisico e mentale: per il Sassuolo, l’Europa League è un onore, alla prima storica volta europea, ma anche un onere non di poco conto. Difatti, seppur non ingentissimo, è prevista una discreta turnazione, dalla quale però potrebbe non uscire capitan Magnanelli. “Con Magnanelli parlo spesso, ha voglia di giocare. Non deve partire come a Vienna, perché ha fatto due errori di impostazione. Ma può capitare anche a lui che è un giocatore straordinario”