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Oltre trenta milioni di euro: questa la cifra che ancora, a maggio 2016, il Ministero degli Interni deve restituire alla Regione Emilia Romagna per l’assistenza medica erogata ai cittadini stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale.
“E’ inaccettabile” – argomenta Stefano Bargi, consigliere regionale della Lega Nord, primo firmatario di un’interrogazione presentata dall’intero gruppo consiliare del Carroccio alla Regione Emilia Romagna.
“La Legge Turco Napolitano prevede, tra le altre cose – ricorda Bargi – che ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, siano assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva, e che agli oneri recati dalle prestazioni contemplate nei confronti degli stranieri privi di risorse economiche sufficienti, si provvede nell’ambito delle disponibilità del Fondo sanitario nazionale, con corrispondente riduzione dei programmi riferiti agli interventi di emergenza”.
Così, per lo meno, dovrebbe essere. “Stando ai dati in nostro possesso, dal 1998 al 2014 il Ministero degli Interni ha provveduto a restituire alla Regione Emilia Romagna 60.037.539 euro a fronte di una spesa complessiva di 90.832.995 euro, per cui mancano all’appello ancora 30.795.456 euro, mentre nel 2015 sarebbero stati spesi ulteriori 7,1 milioni di euro ma non si conosce l’entità dei rimborsi” – spiega il leghista.
Una cifra importante, mica il costo di un caffè. Cifra che fa il paio con i 100 milioni di euro che ancora il Ministero deve restituire alla Regione Lombardia.
“A questo disagio la Lombardia ha visto aggiungersi e manifestarsi altri due preoccupanti fenomeni: quello dei cittadini comunitari non paganti, provenienti soprattutto da Romania e Bulgaria (dopo essersi fatti curare in Italia i loro Stati di appartenenza non rimborsano le spese mediche dovute); quello dei cittadini stranieri che, fattisi riconoscere in Lombardia, emigrano e vengono curati in altri Paesi europei come Francia e Germania: questi ultimi inviano poi il conto delle spese sanitarie alla stessa Regione Lombardia” – si legge nell’interrogazione.
Una situazione esasperante, che ha portato le aziende sanitarie lombarde di Treviglio e Chieri a denunciare lo Stato per i mancati pagamenti e chiedere il pignoramento delle Prefetture di Bergamo e Brescia, e proporre la creazione di un fondo nazionale che permetta di fare compensazioni a livello internazionale ed evitare che gli ammanchi per i mancati rimborsi sanitari ricadano sulle spalle delle singole Ausl e dei cittadini.
Onde evitare che l’Emilia Romagna si trovi in una situazione analoga, il gruppo consiliare Lega Nord chiede quindi alla Regione “a quanto ammontino negli anni 2015 e 2016 le spese sanitarie fornite agli stranieri clandestini e a quanto ammontino i mancati rimborsi da parte del Ministero dell’Interno per ogni singola Ausl provinciale della nostra Regione, ma anche
se esista il fenomeno dei cittadini comunitari non paganti e dei cittadini stranieri che pur registrati in Emilia Romagna vanno a farsi curare in altri Paesi europei, e soprattutto in che modo l’Ente intenda tutelarsi da mancati rimborsi e tutelare i propri cittadini.
Chi paga le tasse ha diritto alle migliorI cure, chi le escuote, il dovere di spenderle in modo equo e giusto per chi le paga” – tuonano dal Carroccio emiliano – romagnolo