Psychiatric-Circus«Migliaia di persone e famiglie hanno sofferto per le condizioni in cui erano “curati” i malati psichiatrici, prima della legge Basaglia. Farne scherno ora, con uno spettacolo che, piuttosto che irriverente, pare di cattivo gusto, è oltremisura discutibile. Sorprende che nella civile e bene educata Bologna nessuno abbia protestato per lo Psychiatric Circus di scena al Parco Nord.» Il referente emiliano dei Giovani Padani, Carlo Piastra, critica la scelta di svolgere a Bologna l’irriverente (si fa per dire) “Psychiatric Circus”, che anima il Parco Nord fino al 10 aprile. I cui manifesti fanno “bella mostra” di sé in tutta la città, raffigurando un presunto malato psichiatrico stretto da una camicia di forza, con in mano una siringa, in un contesto “splatter”. «Trovo di cattivo gusto – dice Carlo Piastra – esibire in uno spettacolo la malattia psichiatrica, di cui sono affetti migliaia di cittadini, e la quale porta con sé la stigmate del timore per il malato. Un marchio indelebile – osserva Piastra – che i soggetti in trattamento nei centri di salute mentale si portano dietro, a quasi quarant’anni dalla chiusura dei manicomi, per effetto della legge Basaglia. A causa del timore che circonda questa malattia, che non si misura a livello somatico, ma psichico, molte famiglie vivono emarginate e, di tanto in tanto, vengono richiamati gli spettri della necessità di “controllare” le persone malate, anziché curarle. In tutto questo, lo spettacolo di Loredana Bellucci fallisce nel suo scopo, banalizzando quello che accadeva nei manicomi, con uno show che vuole estorcere risate amare, perché solletica le paure dell’inconscio collettivo. Viviamo a due passi da Ferrara, dove un “goriziano” della scuola di Basaglia creò la prima breccia nelle mura del manicomio cittadino, prima della riforma. Ebbene, allora si utilizzò il teatro come mezzo di comunicazione – conclude Piastra – per fare conoscere cosa era celato alla gente comune, all’interno del manicomio, e per reinserire nella vita sociale le persone prima recluse. Oggi, francamente, uno spettacolo dove l’advisory allerta che ci sono cose che possono risultare offensive, si commenta da sé. Al di là delle contorsioni e delle acrobazie.»

 

Giovani Padani Emilia