Casa, “cara” casa, se parliamo di alloggi universitari; sempre troppo carenti per fare fronte alla domanda, tra affitti (quelli sì) salatissimi, se si accede al mondo del privato, e misure locali che vanificano spesso sforzi per calmierare le tariffe. I Giovani Padani, attraverso il suo referente emiliano, Carlo Piastra(nella fot
o), chiedono di intervenire. «Anche perché nel programma dei rappresentanti studenteschi di quasi tutti gli Atenei – ricorda Piastra – il problema degli alloggi è sempre presente.» Ferrara e Bologna hanno visto quest’anno un cambio della guardia dei rispettivi rettori, e questa potrebbe essere l’occasione (secondo il movimento leghista) per inaugurare una nuova stagione di dialogo. «Accordi tra privati ed associazioni di inquilini – spiega Piastra – prevedono già incentivi per i possessori di casa, come sconti sulla cedolare secca (al 10% anziché al 21%) e questo dovrebbe permettere di mantenere calmierati gli affitti. Tuttavia, mentre uno studio pubblicato da Yunipa.it indica che, nel 72% dei casi, questa misura viene adottata a Bologna, in varie realtà troviamo casi di singole stanze affittate per la settimana corta (tre o quattro giorni) per 200-300 euro al mese; che, per un ragazzo che studia, è un grosso gravame, così come per la sua famiglia.» Esiste, quindi, un problema di pendolari studenteschi per necessità, che non possono abitare nella città dove studiano e che spesso viaggiano su convogli stipati e in ritardo, come un’interrogazione a firma del consigliere regionale Pompignoli ha evidenziato, nei mesi scorsi. Non va meglio consultando l’ultimo “Rapporto sulla condizione studentesca”, «il quale spiega che due borsisti su tre non trovano posto nelle città.» Quando, poi, le condizioni agevolate sortiscono un qualche effetto, ci pensano le amministrazioni locali a vanificare tutto: «L’esempio viene da Perugia, dove per questioni legate all’Isee, molti studenti universitari hanno avuto la sgradita sorpresa di un aumento spropositato delle tasse universitarie – dice Piastra –. E’ necessario, quindi, che la Regione, attraverso l’Ardsu (l’Agenzia regionale per il diritto allo studio; ndr) sieda ad un tavolo con i rettori appena insediati delle Università di Bologna, Ferrara e con quelli delle altre sedi universitarie, e con loro ci siano anche gli enti locali. Occorrono azioni sinergiche, per evitare che un beneficio garantito dalla legge venga vanificato dalla singola amministrazione o dal singolo Ateneo. Se incrementare il numero di posti per studenti è difficile, stabiliamo nuove convenzioni con i privati e diamo incentivi maggiori agli studenti meritevoli e in difficoltà, affinché possano far fronte agli onerosi canoni di locazione.»
Giovani Padani Emilia













