“Il Teatro Carani resta una costruzione privata:al momento andare ad investire dei soldi su una proprietà non pubblica rimane uno scoglio difficile da superare”. Queste le parole pronunciate dal primo cittadino Claudio Pistoni intervenuto ieri pomeriggio alla presentazione del libro “Cronache di voci liriche modenesi”:testo scritto da Daniele Rubboli e Franca Vittoria Verardi. Durante questo incontro è stata esaltata la creatività italiana nell’arte lirica e rimarcata l’importanza del “Teatro dell’Opera”: una vena artistica che anche tra i giovani sta incontrando molti entusiasmi. Ricordata la figura dell’indimenticato Roberto Costi, il cui nome si lega indissolubilmente al Teatro Carani: ebbene si è ribadita la vitalità del canto lirico che dal Rinascimento in avanti è capace di deliziare ed incantare;d’accordo, una bella presentazione con l’esibizione del soprano sassolese Valentina Medici accompagnata al pianoforte dal maestro Marco Bedetti ma poi inevitabilmente il discorso è caduto sul Carani, troppi i ricordi legati a questo incredibile contenitore culturale. Rubboli ha donato al circolo “Amici della Lirica” alcune foto storiche del Teatro Carani e a questo punto il colpo di scena: “Per aprire il Carani servono diversi milioni di euro”, ha riferito il sindaco che ha preferito evitare domande e fornire chiarimenti su questa esternazione. Il Teatro dell’Opera non si discute, peccato manchi fisicamente il Teatro; le somme per riaprirlo sembrerebbero essere lievitate a dismisura. Vorremmo sapere se il Comitato Salviamo il Teatro Carani fosse al corrente di queste spese preventivate; questione di strategie da mettere in campo sulla strada di un possibile restyling e soprattutto di chiarezza. Non ci sono” mecenati” disposti a spendere, attraverso sponsorizzazioni a favore dei privati titolari pertanto l’unica opzione sarebbe quella di comprare lo stabile di via Mazzini: ma le casse comunali sono terribilmente vuote e quindi non se ne farà nulla. Perché continuare a tergiversare: meglio la verità nuda e cruda che tanti giri di parole; si prende tempo creando aspettative che non hanno ragione di esistere perché tutto tace e inesorabilmente porta alla cronaca di una morte annunciata…















