Il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale dell’Emilia-Romagna rappresenta un’occasione importante per affrontare le trasformazioni che stanno interessando il nostro sistema produttivo. Ma un documento programmatico, per quanto condiviso, non può essere sufficiente: servono strumenti concreti, risorse e soprattutto una maggiore capacità decisionale del territorio.
È questa la posizione di Patto per il Nord, in linea con il lavoro portato avanti dalla propria Consulta federale tematica sul Lavoro, che mette al centro occupazione, competitività delle imprese, formazione, produttività e tutela del tessuto economico dei territori.
“L’Emilia-Romagna è una delle aree produttive più importanti del Paese – sottolinea Ghelfi Riad, Segretario Regionale di Patto per il Nord Emilia – e non può limitarsi a sottoscrivere nuovi Patti mentre imprese e lavoratori affrontano trasformazioni industriali, costi energetici, difficoltà nel reperire personale e una concorrenza internazionale sempre più forte. Servono risultati misurabili e una politica del lavoro che parta dalle esigenze reali dei territori”.
Per Patto per il Nord, il tema del lavoro non può essere separato da quello dell’autonomia e del federalismo fiscale.
L’Emilia produce una quantità enorme di ricchezza e gettito fiscale, ma una parte significativa delle risorse generate sul territorio viene gestita attraverso meccanismi centralizzati. Questo limita la possibilità di intervenire tempestivamente sulle esigenze di imprese, lavoratori, infrastrutture, formazione e servizi.
“Se vogliamo davvero difendere il lavoro – prosegue Ghelfi – dobbiamo mettere i territori nella condizione di utilizzare una quota maggiore delle risorse che producono. Il federalismo fiscale non è uno slogan contro lo Stato: è uno strumento per rendere più responsabili ed efficienti le istituzioni e per permettere a chi conosce il territorio di investire dove le necessità sono maggiori”.
La stessa logica deve valere per gli incentivi alle imprese. Le risorse pubbliche devono produrre occupazione, investimenti e radicamento sul territorio, con obiettivi verificabili e non semplicemente attraverso bandi e dichiarazioni di principio.
Il nuovo Patto regionale dovrebbe quindi essere accompagnato da alcuni impegni concreti:
- maggiori risorse direttamente disponibili per territori e Comuni;
- sostegno alle PMI e alle filiere produttive locali;
- formazione collegata realmente alle esigenze delle imprese;
- politiche per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro;
- semplificazione burocratica;
- incentivi legati a investimenti e occupazione stabile;
- maggiore autonomia nella gestione delle risorse generate dall’economia regionale.
“Il vero salto di qualità – conclude Ghelfi – sarebbe trasformare l’Emilia-Romagna da territorio che chiede risorse a territorio che decide come utilizzare una parte significativa delle risorse che produce. Più autonomia significa più responsabilità, ma anche più possibilità di creare lavoro, sostenere le imprese e programmare il futuro.”
Per Patto per il Nord, dunque, il nuovo Patto regionale può essere un punto di partenza, ma dovrà essere giudicato non dal numero delle firme raccolte, bensì dai risultati ottenuti nei prossimi anni in termini di occupazione, competitività, salari, investimenti e capacità produttiva del territorio.













