ENORMI POTENZIALITA’ DI SVILUUPPO PER ENTRAMBE LE PROVINCE, NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE E DELLE TRADIZIONI DI QUEI LUOGHI

VERSANTE MODENESE

Al primo gennaio 2026 si contano nei comuni montani 64.258 residenti, che rappresentano il 9% della popolazione provinciale. Oltre due abitanti su cinque si trovano nei comuni più popolosi, quelli di Pavullo e Serramazzoni che, insieme a Guiglia, sono i territori in cui gli abitanti sono aumentati maggiormente negli ultimi 10 anni. È quanto emerge da un’indagine del nostro ufficio studi. Anche a Prignano sulla Secchia e a Zocca si registrano crescite superiori alla media provinciale. Più in generale, nell’ultimo decennio si osserva in montagna una crescita più marcata rispetto al resto della provincia, anche se in alcuni comuni come Riolunato, Fiumalbo e Frassinoro si assiste a una diminuzione. Il numero di giovani under 35 segna una lieve crescita dello 0,3% in provincia di Modena, mentre in Appennino la crescita è decisamente più marcata e segna un +1,5%. La popolazione con oltre 65 anni d’età, che ad oggi rappresenta il 27,3% della popolazione nei comuni montani e il 24,2% a livello provinciale, negli ultimi 10 anni è cresciuta dell’8% in montagna e del 9,5% in provincia. Aumenta anche in montagna il numero di cittadini stranieri, che in dieci anni crescono del 24,5%, dato nettamente superiore rispetto al +10,2% della provincia. Considerando la popolazione in età lavorativa, tra i 35 e i 64 anni, in dieci anni nei comuni montani si osserva invece un lievissimo calo, pari al -0,2%.

                                                                                              

VERSANTE REGGIANO

Al primo gennaio 2026 si contano nei comuni montani 32.253 residenti, che rappresentano il 6,1% della popolazione provinciale. Quasi la metà degli abitanti si concentra nei comuni più popolosi di Castelnovo ne’ Monti e Casina. Negli ultimi dieci anni, la popolazione reggiana è cresciuta dello 0,5%, mentre i residenti dei comuni montani calano in media del 3,5%. Cali più accentuati si registrano nei comuni di Toano, Villa Minozzo e Ventasso. Nel breve periodo tuttavia si colgono anche segnali positivi: nell’ultimo anno, quattro comuni montani su sette hanno visto una crescita del numero di residenti. Osservando la serie storica, è possibile notare come dal 2021 in poi si sia arrestato il trend in calo della popolazione montana: un trend favorito, probabilmente, da affitti e tasse ridotti rispetto alla città e dalla riscoperta di una vita più tranquilla e a contatto con la natura.

La popolazione giovanile al di sotto dei 35 anni rappresenta oltre un quarto della popolazione residente nei comuni montani. A seguito dell’invecchiamento progressivo della popolazione, il numero di giovani è in calo del 3,1% in provincia di Reggio Emilia e del 5,1% tra i comuni montani. All’opposto, la popolazione con oltre 65 anni d’età, che ad oggi rappresenta il 29,6% della popolazione nei comuni montani e il 23,3% a livello provinciale, negli ultimi dieci anni è cresciuta dell’1% in montagna e del 10,5% in provincia. Considerando la popolazione in età lavorativa tra i 35 e i 64 anni, si ha un -5,3% in dieci anni nei comuni montani rispetto al -1,5% provinciale. Aumenta anche in montagna il numero di cittadini stranieri, che in dieci anni crescono del 5,4%, più del +0,8% registrato in provincia, arrivando a rappresentare il 9,6% della popolazione totale a inizio 2026, inferiore rispetto al 12,3% della provincia reggiana

ANALISI DELLE IMPRESE IN TERRITORIO MODENESE

Il valore aggiunto dell’Appennino modenese, ossia la ricchezza prodotta dalle attività economiche del territorio, ammonta a 886 milioni di euro nel 2023. Il valore aggiunto prodotto nei 17 comuni montani modenesi è pari al 4,3% del valore prodotto a livello provinciale, con un valore aggiunto per addetto di quasi 52.500 euro, inferiore di 19 mila euro rispetto al valore medio provinciale.

Tra i comuni montani si osserva un minor valore aggiunto per addetto a Riolunato, che supera di poco i 24 mila euro, Fiumalbo che registra poco più di 25 mila euro e Montecreto che conta poco più di 33 mila euro. Valori più elevati si osservano a Serramazzoni che supera i 52 mila euro, Pievepelago con oltre 59 mila euro e Pavullo che sfiora i 65 mila euro. Nel 2023, ultimo dato disponibile, il valore aggiunto complessivamente creato sul territorio provinciale cresce, ma la crescita è più contenuta nelle aree montane con un +1,4% sul 2022 rispetto alla media provinciale che osserva un +7%. Il valore aggiunto per addetto segna una lieve crescita in appennino registrando un +0,9%, meno marcata però rispetto al +5% medio provinciale.

Nei comuni montani del modenese, le micro e piccole imprese rappresentano il 99,3% dell’intero tessuto imprenditoriale. Più precisamente, il 96,2% sono micro imprese con meno di 10 addetti, il restante 3,8% sono piccole imprese con 10-49 addetti. Rispetto ai comuni non montani si osserva un maggior peso delle micro imprese, che trova spiegazione anche nella conformità del territorio stesso dell’Appennino. In queste micro e piccole imprese opera il 78,1% degli addetti, quota superiore di 14,6 punti rispetto alla quota rilevata nei territori non montani.

Al 31 dicembre 2025 sono 6.570 le imprese attive operanti nei 17 comuni montani, di cui 2.205 artigiane, pari a una su tre, esattamente il 33,6%. Il costante calo delle imprese attive osservabile su tutta la provincia di Modena risulta più accentuato in montagna. Negli ultimi 12 mesi i comuni montani perdono 59 imprese, un -0,9%. Rispetto al quarto trimestre 2019, pre Covid, si sono perse 383 imprese montane, pari ad un calo del 5,5% mentre si è fermato al -2,7% a livello provinciale. Rispetto al quarto trimestre del 2008, invece, si contano 1.468 imprese in meno, pari a un -18,3% rispetto al -8,7% provinciale. Tra le nuove generazioni sono in aumento le donne che scelgono di intraprendere l’attività imprenditoriale, che al 31 dicembre 2025 gestiscono il 22,8% delle imprese attive in montagna, dato superiore al 21,6% medio provinciale. Il territorio montano ha una vocazione agricola: oltre un quarto delle imprese lavora infatti nel settore primario. Seguono, per numerosità, il settore delle costruzioni e il commercio.

ANALISI DELLE IMPRESE IN TERRITORIO REGGIANO

Il valore aggiunto dell’Appennino reggiano, ossia la ricchezza prodotta dalle attività economiche del territorio, ammonta a 348 milioni di euro nel 2023. Il valore aggiunto prodotto nei 7 comuni montani reggiani è pari al 2,6% del valore prodotto a livello provinciale, con un valore aggiunto per addetto di poco più di 43 mila euro, inferiore di 25 mila euro rispetto al valore medio provinciale. Tra i comuni montani si osserva un minor valore aggiunto per addetto a Villa Minozzo, che sfiora i 38 mila euro, Ventasso con poco più di 39 mila euro e Casina, con circa 39.500 euro, mentre valori più elevati si osservano a Carpineti che raggiunge quasi 51 mila euro e Vetto che segna oltre 52.500 euro. Nel 2023, ultimo dato disponibile, il valore aggiunto complessivamente creato sul territorio cresce più velocemente nelle aree montane rispetto alla media provinciale, segnando un +3,9% in Appennino rispetto al +2,7% in provincia.

Nei comuni montani del reggiano, le micro e piccole imprese rappresentano il 99,5% dell’intero tessuto imprenditoriale. Più precisamente, il 95,5% sono micro imprese con meno di 10 addetti, il restante 4,5% sono piccole imprese con 10-49 addetti. Rispetto ai comuni non montani si osserva un maggior peso delle micro imprese, che trova spiegazione anche nella conformità del territorio stesso dell’Appennino. In queste micro e piccole imprese opera l’87,5% degli addetti, quota superiore di ben 23 punti rispetto alla quota rilevata nei territori non montani.

Al 31 dicembre 2025 sono 3.232 le imprese attive operanti nei 7 comuni montani, di cui 1.090 artigiane, pari a una su tre, esattamente il 33,7%. Il costante calo delle imprese attive osservabile su tutta la provincia di Reggio Emilia risulta più accentuato in montagna. Negli ultimi 12 mesi i comuni montani perdono 76 imprese, un -2,3%. Rispetto al quarto trimestre 2019, pre Covid, si sono perse 138 imprese montane, pari ad un calo del 4,1% mentre si è fermato al -3,2% a livello provinciale. Rispetto al quarto trimestre del 2008, invece, si contano 743 imprese in meno, pari a un -18,7% rispetto al -12,7% provinciale. Il territorio montano ha una vocazione agricola: oltre un quarto delle imprese lavora infatti nel settore primario. Seguono, per numerosità, il settore delle costruzioni e il commercio. Tra le nuove generazioni sono in aumento le donne che scelgono di intraprendere l’attività imprenditoriale, che al 31 dicembre 2025 gestiscono il 21,5% delle imprese attive in montagna, dato superiore al 19,1% medio provinciale

Un sentito ringraziamento per l’indagine agli uffici studi LAPAM