Ricostruzione post-sisma, Platis (FI): “Solo il 46% dei cantieri delle opere pubbliche sono conclusi. Il PD non può chiudere l’emergenza con un atto burocratico, serve alternativa allo Stato di Emergenza”

“C’è ancora bisogno di tecnici, fondi e di una guida forte. De Pascale dica con quali mezzi intende completare i progetti incagliati. All’appello mancano ancora 618 cantieri privati e 92 attività produttive.”

 

Stato N. opere pubbliche da ricostruire % Media GG cantiere Fondi Assegnati* Fondi liquidati*  
Richieste future 84          18,09        
Richieste in istruttoria 155        
Richiesta non approvata 74        
Cantieri in corso 286        16,53 1.440 319,8 211,8  
Cantieri da avviare (contributo assegnato) 337          19,48   284,6    
Cantieri completati 794          45,90 371 217,0 217,0  
Totale cantieri 1.730       100   821,4 428,8  
           
           
Stato Edilizia Privata N. Pratiche Media GG cantiere Fondi Assegnati* Fondi liquidati*  % lavori da completare
Istruttoria 5   0 0  
Cantieri in corso 613 1890 322 165                                                 51,24
           

 

Stato Att. Produttive N. Pratiche Media GG cantiere Fondi Assegnati* Fondi liquidati*  % lavori da completare
Cantieri in corso 92 3078 61,8 27,9                                                 45,15
                       

 

  * in milioni di euro

 

«Se in 13 anni sono stati completati meno della metà dei cantieri pubblici, come si può pensare di chiudere il 54% dei lavori ancora aperti “in un lampo”?». È questa la domanda che lancia Antonio Platis, vice coordinatore regionale di Forza Italia Emilia-Romagna, commentando i numeri preoccupanti legati alla ricostruzione pubblica post-sisma del 2012.

Secondo i dati resi noti dallo stesso Platis, su 1.730 cantieri pubblici avviati nell’area del cratere sismico, meno della metà sono stati effettivamente portati a termine. I cantieri chiusi hanno richiesto in media 370 giorni per essere completati. I cantieri ancora in corso sono 286, pari al 16%, e presentano una durata media stimata di ben quattro anni.

Il quadro è fosco perché ci sono 337 progetti con fondi già assegnati ma lavori mai avviati (19,5%) e altri 313 progetti non ancora approvati (18% del totale). È evidente – sottolinea Platis – che i progetti completati fossero i più semplici e meno onerosi. Il resto è impantanato tra fallimenti d’impresa, rincari delle materie prime, difficoltà energetiche e una burocrazia che sembra uscita da un regno borbonico.

Da un lato il Partito Democratico spinge per l’uscita formale dallo stato di emergenza e dall’altro non da spiegazioni su come gestire la marea di lavoro da terminare, o nel 37% dei casi, ancora da cantierare.
La difesa delle opere pubbliche – municipi, castelli, campanili – è fondamentale per salvaguardare l’identità dei paesi colpiti. Quelle strutture non sono solo edifici: sono il cuore di comunità che hanno perso tutto.

A ciò si aggiunge una coda non trascurabile di opere private. Sono ben 618, di cui 5 ancora da approvare. Questi cantieri hanno una vita media di oltre 5 anni ed alcuni sono partiti appena 138 giorni fa (19 abitazioni di Bondeno e 1 di San Felice). Una curiosità, il cantiere più lungo ancora aperto è a Novi di Modena da ben 4.187 giorni (11,5 anni).

Anche questi interventi non si può pensare che termini in pochi mesi, perché ci sono realtà i cui lavori sono appena partiti e situazioni estremamente complesse. Il Governo, grazie alla specifica proroga del superbonus, ha permesso, di fatto, di coprire tutti gli extra costi sopraggiunti ai privati ma il 31.12.2025 termina anche questo vantaggio. Che ne sarà per queste pratiche ancora aperte? Se la Regione non chiede, ma continua a dire che va tutto talmente bene da non aver bisogno dello stato di emergenza è evidente il corto circuito.

All’edilizia residenziale si aggiungono i cantieri delle ultime 92 attività produttive. Questi cantieri sono aperti mediamente da 3.000 giorni (8,5 anni)

Il treno della ricostruzione non può essere perso per rispetto di chi non c’è più, di chi si è rimboccato le maniche e di questa parte di Emilia che, senza infrastrutture e senza grandi aiuti, vale da sola il 2% del Pil nazionale.

De Pascale deve dirci se e come ci sarà una struttura commissariale, con quali ingegneri si terranno aperti e controllati i cantieri e con quali soldi si faranno i tanti progetti incagliati da fallimenti, da rincari delle materie prime e dell’energia e, ahinoi, dalla borbonica burocrazia emiliano-romagnola.

Uno staff regionale per sbrogliare le criticità dei cantieri aperti ed una task force per aiutare i comuni nelle progettazioni e nel controllo dei lavori sono due opzioni imprescindibili

Antonio Platis
Vice Coordinatore Regionale – Forza Italia Emilia-Romagna