“Una terribile beffa, che racchiude in sé un’inadeguatezza sociale e culturale della quale si alimenta il femminicidio di mia figlia: una storia dolorosa che progressivamente si riempie di particolari poco piacevoli, ma nel ricordo di Giulia andrò avanti per continuare la mia battaglia”. A parlare è Giovanna Ferrari la tenace e dolce mamma coraggio di Giulia Galiotto, la 30 enne assassinata nel febbraio del 2009 dal marito Marco Manzini; la nostra interlocutrice, precisa:” Sentenze definitive hanno stabilito il risarcimento spettante a me, mio marito e nostra figlia Elena per l’assassinio di Giulia: complessivamente una cifra intorno al milione e 200 mila euro, ovviamente denaro che non è stato mai versato dal responsabile del delitto – sottolinea – ora l’Agenzia delle Entrate chiede il recupero di 6.100 euro per quei soldi, mai percepiti; -con un sorriso amaro, prosegue- Ricevemmo come familiari una provvisionale di 265 mila euro, nella disponibilità di Marco per la vendita della casa di sua proprietà: questo agli albori del processo, lui si dimostrò disponibile a versare il denaro. Ovviamente, c’era di mezzo la possibilità di avere riduzioni di pena – aggiunge – Quella premura, interessata e di facciata, non si è mai più vista – tuona, dispiaciuta ma combattiva – Da allora ha sempre cercato di fuggire dalle proprie responsabilità patrimoniali ed io pronta a percorrere sempre le vie legali per ottenere quanto spetta a me ed ai miei cari, non è una questione di denaro ma di giustizia: logorante “inseguire” i movimenti di credito di un assassino per aggredire i suoi risparmi – Sono riuscita ad ottenere qualche migliaia di euro dal Tfr e 4.500 euro circa derivanti dal quinto della busta paga di 13 mensilità; sono più le spese per la riscossione di quanto realmente percepito, ma anche se costa fatica ed energia, il non dargliela vinta non conosce prezzo. Ne faccio una questione di principio, in memoria di chi non ha più voce – chiarisce – Serve davvero un cambiamento radicale nell’approcciarsi al femminicidio, continuando su questa linea, il rischio è di trasformare il carnefice in vittima; in pratica e da un punto di vista formale la richiesta esattoriale di 6.100 euro ( non 18.000 euro come emerso da più parti, sono tre cartelle da 6.100 euro mandate a me, mio marito e mia figlia ma la richiesta è una) è esatta, il problema è che quel denaro non lo vedrò mai perché nel frattempo il debitore ha pensato bene di licenziarsi: vicenda assurda, raccapricciante e per certi versi grottesca. Concludendo, con determinazione, Giovanna dice:” Tragedia atroce costellata da una miriade di punti oscuri, chi scappa da certi obblighi non può farla franca; non può finire così, eroe di un gioco al massacro, con tante e troppe complicità”. Disoccupato e nullatenente, così è se vi pare













