Michele De Pascale è il nuovo presidente dell’Emilia Romagna: una vittoria netta, un’affermazione schiacciante. L’ampio margine di distacco inferto ad Elena Ugolini, sua principale sfidante per la presidenza regionale, dimostra la forza del centro-sinistra nel territorio. Nel febbraio 2020, Stefano Bonaccini, rappresentante del centro-sinistra, vinse con poco meno di otto punti percentuali la sfida contro la candidata del centro-destra, Lucia Borgonzoni, 51,4% contro il 43,6%; la forbice  in questo caso è di gran lunga maggiore. De Pascale al 56,77% ( 922.150 voti), Ugolini al 40,07% (650.945 preferenze), staccatissimi  Federico Serra con 31.483 consensi e Luca Teodori con 19.831.Nel confronto con le Regionali di oltre 55 mesi fa è da sottolineare un astensionismo evidente, ma non solo. Sale il PD che dal 34,7 % passa all’odierno 42,9%, crollo della Lega al 5,3%(era al 32%),  cresce FdI al 23,7%  (8,6% di preferenze nel 2020), continua la discesa del M5S al 3,5% (era al 4,7%), in ripresa FI che dal 2,6% delle precedenti consultazioni ottiene un 5,6%. A Modena città,  De Pascale ottiene il doppio delle preferenze, 65,85%, rispetto alla sfidante ferma al 31,57; risultati simili nella città di Reggio Emilia: De Pascale 64,86%, Ugolini 31,92. Stessa storia nella provincia reggiana 62,49% a 34,12, mentre divario più contenuto tra De Pascale al 59,05% e Ugolini al 38,29% nel territorio provinciale modenese, rimangono comunque oltre 20 punti percentuali. Una sconfitta senza appello, una batosta senza SE e senza MA; certo, le dinamiche di governo sono diverse e l’influenza di questa sfida elettorale è molto limitata rispetto alle politiche guida del Paese, ma questa debacle merita un’analisi