“L’Sos demografico lanciato dalla Provincia di Modena, facendo una proiezione sui dati Istat, che preannunciano un calo della popolazione della Madonnina al 2031, la dice lunga su quello che dovrebbe essere l’obiettivo prioritario non solo del Sistema-Modena ma anche e soprattutto di quello emiliano-romagnolo: il lavoro e l’occupazione.

Da qui la necessità di programmare e pianificare una politica che consenta all’Emilia-Romagna di attrarre investimenti da destinare alla creazione di posti di lavoro di qualità, da offrire a giovani e disoccupati di lungo periodo”. Lo ha ribadito questo pomeriggio il consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi, nel corso della commissione regionale convocata per esprimersi “sulla clausola valutativa della Legge regionale per l’Attrazione degli investimenti.

“Gli accordi regionali finalizzati all’insediamento di nuove aziende e per incentivare la ricerca e lo sviluppo delle imprese, tendono purtroppo a svilupparsi per lo più all’interno di una “confort zone” rappresentata dai grandi gruppi regionali che guardano alla propria riconversione lungo le traiettorie disegnate dall’Unione europea. Così facendo – critica Bargi – la Regione focalizza i propri obiettivi per lo più sulla ricerca e lo sviluppo di aziende già strutturate e già orientate verso la transizione ecologica, ma si dimenticano settori importanti, che storicamente hanno rappresentato la spina dorsale del sistema-Emilia, come quello della plastica (che pur avrebbe necessità di sostegni per ricollocarsi sui mercati globali) ed il comparto ceramico, massacrato dai rincari dell’energia”.

“Dal nostro punto di vista sarebbe molto più importante, in una fase di crisi che perdura ormai dal 2007 e che oggi sconta la crisi dovuta alla pandemia, puntare con decisione alla creazione di posti di lavoro di qualità, principalmente per giovani e disoccupati di lungo periodo”. 

“Ad oggi, infatti, la parte dei finanziamenti destinata alla creazione di posti di lavoro porta con sé un grande interrogativo, visto e considerato che negli ultimi anni dovevano essere realizzati progetti, che prevedevano un ammontare di investimenti (sia pubblici che privati) che, però non hanno mai visto la luce. Al pari delle centinaia di posti di lavoro che dovevano creare” conclude Bargi.