“Ogni forma adottata per manifestare il proprio dissenso nei confronti della violenza contro le donne è degna di nota, ma bisogna supportare queste esternazioni con azioni concrete che siano il segnale di un cambiamento culturale che deve scuotere la società“. Così Giovanna Ferrari,

 

la tenace mamma coraggio la cui figlia fu vittima di un atroce femminicidio, a proposito della manifestazione andata in scena ieri sera nel centro cittadino e la nostra interlocutrice continua:”Ben vengano queste prese di posizione, ma è necessario andare oltre le convinzioni personali e i sintomi della propria coscienza per operare una rivoluzione in grado di vincere certi pregiudizi che tendono a giustificare il sesso maschile -sottolinea- la donna non è oggetto da gestire o controllare, questa sorta di fondamentalismo patriarcale è inaccettabile: il volere risolvere conflitti familiari più o meno forti attraverso il ricorso alla sopraffazione e alla violenza non è neppure concepibile; bisogna partire da questo, il maschio prima di essere un “macho” virile a cui troppo è concesso resta un uomo con le sue fragilità e come essere deve vivere con umiltà le proprie lacune e i disagi della vita facendosi aiutare in un percorso guidato per superare gli urti esistenziali grazie al sostegno psicologico di natura sanitaria -aggiunge- più forze devono scendere in campo in maniera coordinata e sinergica sotto il profilo sociale stimolando una pari opportunità tra i due sessi coinvolgendo formazione, educazione, strutture mediche, realtà dedite all’ordine pubblico, sistema giudiziario, associazioni ed altre entità per vincere questo scioccante INQUINAMENTO MENTALE atto a ribaltare questi gesti di violenza fino a trovare scuse od alibi capaci di fare diventare la vicenda quasi un atto di vero amore oltre la morte”. La donna, che in questi anni ha cercato di superare la tragedia che le è capitata attraverso un amore per la vita fatto di attenzioni, analisi e suggerimenti da donare al prossimo grazie a testimonianze, pensieri e ricordi raccolti in pubblicazioni o esternati in rassegne ed interviste, puntualizza:”In questi giorni assisto a prese di posizione inqualificabili, sentire dire “se l’è cercata, perchè dopo una prima relazione finita male con un nordafricano la povera Elisa

ha vissuto per anni un nuova passione con quello che poi si sarebbe rivelato un carnefice” è raggelante- prosegue – serve un cambio di passo chiaro e deciso, la donna è l’anello debole di una catena che viene strappata in nome di una superiorità che genera sangue e terrore; penso alla figlia di Elisa, vita devastata e mi auguro possa trovare un sostegno economico ma prima di tutto un affetto smisurato per far fronte ad una tragedia simile -conclude- del nonno di Elisa, un uomo 97 enne allettato nessuno ne parla: l’anziano era presente al momento della mattanza, ma è stato risparmiato dalla furia omicida: segnale di un gesto dell’ASSASSINO volto a provocare morte attraverso l’uccisione degli affetti più cari, un no alla vita e al futuro che non può essere mai confuso con amore, evitiamo i SE ed i MA”.