“L’ideologia gender si è rivestita di valori di spessore civile, umano e sociale quali la lotta alla discriminazione, la libertà di scelta , l’antagonismo a qualsiasi forma di violenza ma dietro a questa maschera si rivela un’autentica destrutturazione dell’umano sesso”. Così il prof. Massimo Gandolfini, neurochirurgo e uno dei principali protagonisti del Family Day, che prosegue:”Il mio non è un discorso di appartenenza confessionale, è qualcosa che va oltre: si parla di antropologia ed identità sessuale partendo dalla ragione come strumento in grado di discernere bene e male, maschio e femmina si nasce e non può essere oggetto di libera scelta individuale. Per la teoria gender l’orientamento sessuale ed il ruolo sociale nascono dal desiderio di autodeterminarsi: questa è manipolazione della realtà infatti tutto il corpo umano è sessuato, l’uomo è complementarietà e identità sessuata. Ci sono prove inconfutabili -aggiunge- come il fatto di constatare che nei bambini c’è un interesse per i giochi meccanici mentre nelle bambine per le bambole: questo indipendentemente dal mondo esterno e dai fattori culturali, l’uomo è struttura biologica;il rapporto madre-neonato è biologico ma anche psichico, il piccolo riceve durante la gestazione sentimenti ed emozioni pertanto l’utero non è un’incubatrice meccanica:la relazione materno -fetale è talmente complessa e delicata che ridurre tutto alla produzione di un manufatto attraverso l’affitto di un utero è qualcosa di abominevole, diventare mamma per contratto è assurdo -puntualizza- è un atto incivile che nasconde una grande brutalità. Il bambino -chiarisce- si relaziona con una mamma ed un papà, certamente non ha un bagaglio cognitivo ma conosce attraverso il tatto il corpo maschile e femminile; il piccolo si struttura identificandosi con la persona di pari sesso e diversificandosi con l’altro sesso quindi non può chiamare mamma un individuo con la barba perché questo rappresenta una destrutturazione della sua personalità. Il modello culturale -dice- permette di interpretare il sesso e non viceversa per la teoria gender, il gender è performativo perché il sesso è libera scelta,

è autodeterminazione: tutto questo porta ad avere 58 generi asessuati, questa è deriva filosofica – antropologica -conclude – ricordiamo le persone non sono oggetti di diritto, ma soggetti di diritto e bisogna rispettare la dignità di un bambino; il desiderio, la libertà di scegliere devono avere un limite altrimenti la questione sfocia nella nevrosi e diventa follia”. Presente durante la serata, molto apprezzata e partecipata, anche don Erio Castellucci arcivescovo della diocesi Modena-Nonantola che riferisce:”Qualcuno ha deciso il corpo al mio posto: il corpo è segno della mia dipendenza, io ho un limite e la libertà umana è limitata; maschio e femmina perché l’essere umano ha bisogno di relazionarsi, è un discorso di complementarietà: l’uomo è espressione di due esseri diversi che diventano unità, è segnale dell’apertura all’altro -termina- il linguaggio oggettivo del corpo va verso una destrutturazione che nasce da un’idea di libertà assoluta sbagliata anche restando nel campo della ragione”.













