L’INVENZIONE DEL SANTUARIO
Per il secondo anno, nel Santuario della Beata Vergine del Castello di Fiorano, che, in quanto basilica papale ha tolto le insegne di Papa Francesco, celebra ‘L’invenzione del Santuario’ che cade il 23 aprile con la Messa alle 19.E’ il ricordo del 23 aprile del 1631 quando a Fiorano ci fu un evento che ne avrebbe determinato la storia futura.
La Beata Vergine del Castello nel 1630 fece il miracolo di preservare Fiorano dalla peste, mentre nei comuni limitrofi la popolazione veniva decimata.
Come voto di ringraziamento si decise la costruzione di un oratorio, scegliendo il progetto dell’architetto reggiano Prospero Pacchioni; senza perdere tempo, i lavori iniziarono nel settembre dello stesso anno e il 23 aprile del 1631 era già pronto per l’inaugurazione .Racconta Bucciardi: “Verso la metà dell’ aprile 1631 fu, con infinita cautela, staccata la parte di muro su cui era dipinta l’Immagine, e poi il blocco in muratura rinchiuso entro robusta intelaiatura di legno; indi il tutto trasportato entro il nuovo oratorio, alla presenza di tutto il popolo di Fiorano, che, col cuore trepidante, seguiva l’operazione di trasloco. L’Immagine, collocata nella nuova sede, fu coperta di un drappo; perché il vescovo di Modena aveva promesso che il mercoledì 23 aprile dopo Pasqua sarebbe venuto a Fiorano per benedire l’ oratorio e per scoprire l’Immagine.
Il vescovo “da un pulpito provvisoriamente innalzato all’aperto nel piazzale del Borgo del Castello pronunciò un caldo ed eloquente discorso alla folla strabocchevole ivi accorsa da ogni parte, e che aveva invaso ogni angolo del Borgo, i ruderi, le macerie, le case e i terreni circostanti. Dopo aver ringraziato i Fioranesi per la loro pietà e la loro devozione a Maria, volle però aggiungere che il nuovo oratorio, se era bello ed abbastanza spazioso, non era quello che egli avrebbe voluto, e che Maria Vergine avrebbe meritato. Lanciò perciò l’idea di doversi fondare e fabbricare una Nobile Chiesa, ossia un tempio, che unisse in un sol cuore non solo i Fioranesi, ma tutti i Modenesi, e che fosse degno della materna bontà di Maria.
Non so cosa pensassero i Fioranesi, tutti contenti di avere il loro oratorio nuovo di zecca e appena inaugurato, costruito a fatica con il loro lavoro e le loro offerte, al sentire che avrebbero dovuto abbatterlo.
Ma capirono, o furono spinti a capire o, come spesso succede non brillando in iperattivismo per le cose della comunità, lasciarono fare e ben fecero perché parlava il vescovo, ma l’idea era stata del Duca Francesco I che, con i disegni del giovane architetto romano Bartolomeo Avanzini, stava creando la delizia estense a Sassuolo e il santuario ne sarebbe stata la giusta corona. Chissà se, visti i non buoni rapporti con la Santa Sede, pensasse anche di contrapporre il nostro santuario al bolognese San Luca, entrambi su un colle a dominare la pianura, l’uno che da lontano guarda l’altro.
Quel giorno si decise anche che il Santuario sarebbe stato diocesano; disse il vescovo: “un tempio, che unisca in un sol cuore non solo i Fioranesi, ma tutti i Modenesi”.
Il 23 aprile 1631 la storia di Fiorano cambiò per sempre e a quel tempio nascente da allora fu sempre legato; fu il suo simbolo, il riferimento, la casa. I Fioranesi non l’avevano voluto, l’hanno subito ma hanno accettato il compito loro assegnato di custodirlo e di accogliere i pellegrini
*** Testo di Alberto Venturi ***













